A me piace quello tedesco per un'Europa über alles

Da Haller a Matthäus fino al Müller alla milanese. Non solo Sturmtruppen: si può vincere a casa loro

Che cosa è il calcio senza la Germania? Come Parigi senza la tour Eiffel o Londra senza il Big Ben. C'è dell'altro, lo so, sia a Parigi, sia a Londra, ma nel football la Germania è molto, è tanta roba, anche indigesta, la Germania è sempre presente e presenzialista. I tedeschi sono dovunque, peggio degli italiani, facilmente riconoscibili per il loro repertorio caratteristico, quello estivo comporta sandalo dotato di calzino e pelle rosacea. Sono nei libri di storia del calcio sia a livello di club, il Bayern di Monaco, che di rappresentative, Die Adler, le aquile, la nazionale, quella che conta il record del maggior numero di partite mondiali (105 oggi).

Tifo Germania in questo torneo, con un piccolo capriccio per l'Olanda, sogno che una squadra europea, finalmente, ce la faccia ad alzare la coppa in quel continente così lontano e pieno di borie. Così seppe fare il Brasile nel mondiale svedese del '58, perché non provarci adesso, con Thomas Muller o, in seconda battuta, con Arjen Robben? La finale tutta loro e, dunque, nostra, perché il calcio, che prima unisce, dopo divide e l'Europa, presa a schiaffi nelle ultime ore da Blatter (più squadre africane e asiatiche e meno europee) ha bisogno di riscattarsi, almeno nel football.

Gioacchino Loew ha rimesso in piedi una "crande Cermania", la sua squadra gioca a fussball come pochi, energia e talento, astuzia e spirito di gruppo, doti che distinguono i tedeschi dal resto del continente vecchio. L'elenco dei portatori sani di calcio, nel campionato italiano, ribadisce il concetto: abbiamo avuto campioni assoluti come Rummenigge e Voller, Klinsmann e Matthaus, Schnellinger e Haller, con loro figure addirittura divertenti, Hansi Muller su tutti, sbarcato da Stoccarda all'Inter, imparò in mesi uno il dialetto milanese (a domanda secca, Hansi come stai? Muller così rispose: «Me fa mal el genoeucc!»), nell'intervallo delle partite, si ungeva le labbra con la nivea. Uno così che c'entra con la Merkel o l'Adolf del Reich? C'entra come c'entra la Germania del fussball che ha saputo e sa mettere assieme la perfidia dei suoi attaccanti, brutti, tozzi (Seeler, Gerd Muller) con l'eleganza di Overath e Flohe, la violenza di Harald Schumacher alla classe di Sepp Maier al quale mancava soltanto l'elmetto per sembrare un personaggio di Sturmtruppen (come gli occhi sghembi di Brehme). La Germania è molto più brasiliana della Seleçao di Scolari. Sa giocare palla a terra ma pure con potenza e prepotenza, ha un portiere da spiaggia di Ipanema, come si muove Neuer fuori dall'area di rigore nemmeno le sambiste più famose, ha un centravanti, Thomas Muller, scombinato nei gesti della sua corsa ma eccezionale cane da trifola, può far male al Brasile presuntuoso e privilegiato dalla Fifa. La designazione dell'arbitro messicano, il signore che ha diretto Italia-Uruguay, ne è la conferma.

Ma la Germania può spegnere le luci brasiliane, il carnevale va rinviato a data da destinarsi. Come nel 1950 può accadere l'impossibile. Più che un pronostico è un augurio.