Hamilton fa la voce grossa in casa La Ferrari affonda e spera nella pioggia

Vettel rompe un altro cambio: parte 11°, Raikkonen 5° dopo il rinnovo

Enrico Benzing

Il crollo della Ferrari a Silverstone, per l'odierno Gp d'Inghilterra, è quanto mai inquietante, sia dal lato puramente tecnico, sia da quello specificatamente tecnologico. È incomprensibile, infatti, nel primo ambito, come sia aumentato da 1,21 a 1,57%, il distacco (tempi-record sul giro in qualifica) dalla dominatrice Mercedes, con un intero anno a disposizione per progredire. È inspiegabile, per il secondo aspetto, come abbia potuto verificarsi, a una settimana di distanza (3° episodio di stagione!), un malfunzionamento del cambio, sia pur di diversa natura, ben sapendo che la sostituzione di questo organo si paga con un pesante arretramento di cinque posizioni sulla griglia di partenza.

A voler andare più indietro nel tempo, ci sarebbe di che aggiungere una speciale negatività del quadri-campione del mondo nei confronti della pista inglese, dove è stato ripetutamente battuto a parità di macchina e di avaria del cambio, combinazioni più statistiche che tecniche. È noto, del resto, quanto ostica sia questa pista, per le caratteristiche tecniche e funzionali d'autotelaio e per il conseguente utilizzo-pneumatici. Non, però, fino a questo punto: quando un grande guidatore come Vettel perde qualcosa come 0,779 dal Q2 al Q3 vi sono innegabilmente altre implicazioni. È vero, si sono incontrate difficoltà con la nuova regola di delimitazione della pista (riga bianca non superabile con tutt'e quattro le ruote), soprattutto alla Curva Copse, anche per il pole-man Hamilton. Ma non sembra questo il punto critico. Si pensi che perfino il leader della Mercedes è stato d'un soffio più rapido in Q2 che in Q3, al pari di Bottas, Sainz, Hulkenberg, Alonso o Perez nell'ordine. Tuttavia, per una Ferrari sopraffatta dalle Red Bull di Verstappen e di Ricciardo, il dramma, sempre in chiave tecnica, sarebbe che, oltre ai noti parametri di efficienza d'autotelaio e di gomme (limite minimo di pressione, chissà se da tutti rispettato!), si debbano constatare anche valori di potenza fluttuanti, secondo il grado di apertura del noto rubinetto di erogazione-carburante. Come non escludere un confronto con il motore Renault di una Rbr, pur telaisticamente molto dotata, con quello di una franco-britannica costruzione ufficiale (16° Magnussen, 18° Palmer) sul piano delle potenze, variabili fino a 150 CV, con i soli limiti del magico rubinetto?

A questi abissi (senza gli esagerati richiami per la Curva Copse) ci ha condotto questa F1 secretata nei termini che il grande pubblico di appassionati ha diritto di seguire lungo la strada del progresso. E che la Fia-Tv nega, con l'uso di recondite direttive tecniche, per consentire molte trasgressioni. Dovrebbe avvertire via intercom i trasgressori (eliminazioni dei tempi o squalifica), ma ciò non avviene e le infrazioni (impunite) sono alla discrezione di un telecomando, per dirimere una contesa mondiale, all'insaputa di milioni di telespettatori ignari.