Hamilton super e Alonso spera La Rossa alla deriva vede terra

Nostro inviato a Budapest
La Ferrari in questo momento ricorda un poco la zattera di Pi. Il film. Quello del ragazzo indiano e della tigre spersi nell'oceano. Nello specifico qui la tigre è Alonso e il ragazzo indiano che rischia di venire azzannato e di finire mangiato è tutta la Rossa, nel senso di squadra, al gran completo. Perché come il ragazzo indiano era in balìa della corrente e quindi della zattera, così tecnici e uomini di rosso vestiti lo sono ora della F138 che spesso sembra reagire come vuole a novità tecniche ed evoluzioni e a circuito e circuito. A Silverstone e al Nurburgring, dove avrebbe dovuto andar meglio, la F138 fece male in qualifica. Qui nel catino magiaro che se ci fossero palazzi e grattacieli sarebbe un'altra Monte Carlo, qui dove avrebbe dovuto inabissarsi, la zattera F138 si difende e un poco vien da sperare: «Mica siamo qui a mangiar bistecche, è chiaro che Alonso è qui per il podio...» butta lì capitan Domenicali. Però tigre Alonso comincia ad essere affamata. Oltre che nervosa. Fuor di metafora, significa che a Maranello si lavora, ma le idee non sono ancora chiarissime. Fatto sta, quinto tempo lo spagnolo e settimo il brasiliano. E pole di Hamilton su Mercedes. Pole come l'anno scorso quando correva con la McLaren, la sua quarta da queste parti, la terza di fila quest'anno, la settima su dieci gare per il team uber alles. E se, palazzoni esclusi, l'Hungaroring dovesse rispecchiare in tutto Monte Carlo, per cui zero sorpassi, Hamilton potrebbe persino sognare la vittoria come riuscito a Rosberg nel Principato. Questo, ovviamente, solo se quell'ira di dio motoristica della Red Bull incappasse in qualche guaio visto che Vettel scatta secondo e il passo gara mostrato ieri e venerdì è stato impressionante. Quanto alla Lotus, Grosjean ottimo terzo ha tremato per un paio di ore per la flessione fuori norma del suo fondo. Colpa di una crepa provocata da un piccolo impatto in pista. Per cui graziato.
Tigre Alonso conta di azzannare Vettel che scatta su lato sporco. «Il quinto posto è un mezzo miracolo – ammette – e il podio è l'obiettivo. Se non altro sono finalmente su lato pulito, dove c'è più grip, per cui non è impossibile al via passare da quinto a secondo se mi riesce una bella staccata… Potrei mettere in difficoltà Sebastian. È quasi obbligatorio che ci provi». Sulla rossa zattera di Pi più in là di questi programmi in chiave partenza meglio non andare perché «non sappiamo come reagiranno durante la gara queste nuove gomme» prosegue Fernando «e perché anche i 50 gradi sull'asfalto era un po' che non li affrontavamo, per cui la strategia sarà aperta… due, tre, quattro soste…». Incertezza palpabile dunque come di dovere in un mare in tempesta. Tanto più quando gli chiedono del futuro, della seconda parte del campionato: «Se riusciremo a realizzare un'auto che centra le pole e vince delle gare sarà più facile, al contrario lotteremo come in passato fino all'ultimo per il titolo. Resta il fatto che la nostra macchina qui non doveva essere competitiva e invece va abbastanza bene e questo è di stimolo per sperare di avere una monoposto vincente a fine estate… Se sarà un finale di campionato più equilibrato? In fondo è l'interrogativo che in Ferrari ci si pone tutti gli anni… Però non vedo perché non si possa tornare ad avere l'auto migliore… come quella di Barcellona. E se poi non fosse possibile, comunque lotteremo fino all'ultimo per il mondiale. Come successo nelle ultime stagioni».
Meno ottimista Massa che non si sbilancia: «Qui non si supera. Quanto al prossimo futuro, a un eventuale nostro recupero in campionato, ecco, dipenderà dalle piste: ci saranno quelle dove andremo meglio e quelle peggio…». Proprio vero. Si naviga a vista sulla zattera rossa. Ma Pi e la tigre forse iniziano a vedere terra. Forse.
POLEmicamente

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