Higuain lascia già il segno Alla Juve passa lo spavento

Kalinic replica a Khedira. Poi Mr. 90 milioni entra e sistema tutto dopo 8' con il primo pallone toccato

Domenico Latagliata

Torino Una nuova coreografia per accogliere le squadre in campo, con luci e musica a palla che nemmeno in discoteca: giusto per regalare ancora più adrenalina e senso di superiorità a una tifoseria che certo non ne avrebbe bisogno. Poi, in campo, la solita Juventus almeno a livello di risultato finale: 2-1 alla Fiorentina, rete vincente di Higuain (entrato da 8 minuti, capace di buttarla dentro con il primo tocco della sua partita) e in alto i calici. Dopo che però la Viola era riuscita a pareggiare con Kalinic l'iniziale rete bianconera trovata grazie a Khedira: non è stata insomma una partita agevole, semmai lo era stato solo il primo tempo. Poi, Sousa era riuscito a cambiare le carte in tavola e a raggiungere la parità: un sogno durato però lo spazio di cinque minuti, fino a quando il Pipita decideva il match da par suo.

Juve, appunto, inizialmente senza Mr. 36 gol e Pjanic, Fiorentina priva di Borja Valero, con Pepito Rossi in panchina e il 18enne Federico Chiesa (figlio di Enrico, 139 gol in serie A) all'esordio assoluto. L'assalto è immediato, da parte dei campioni d'Italia: rabbiosi, cattivi, veloci. Con Tatarusanu che pare spaventato come un bimbo nel bosco: un suo errore con i piedi dopo meno di cinque minuti permette a Khedira di calciare quasi a botta sicura da appena dentro l'area, senza però centrare la porta. Avrebbe potuto essere già il vantaggio, invece nulla e comunque solo Juve per un bel po': viola in difficoltà, aggrediti e impossibilitati quasi a ripartire. Ci sono anche (timide) proteste bianconere per un fallo di mano di Astori su cross di Alex Sandro, ma la palla aveva sbattuto prima sul ginocchio del difensore e, insomma, nulla di cui lamentarsi troppo.

Dura venti minuti buoni, il sacro fuoco bianconero: con Alex Sandro a sfondare sulla sinistra, Asamoah travestito da Pogba e gli altri a fare il loro dovere. Non trovando però il gol e nemmeno conclusioni troppo pericolose la Signora pian piano rallenta e la squadra di Sousa ringrazia, tira il fiato e in alcuni momenti non pare nemmeno male, pur pagando la leggerezza del proprio attacco e la serata così così di Bernardeschi, cui in teoria si chiede anche di ripartire. Proprio da sinistra arriva poi il vantaggio bianconero, prima ancora di metà gara: la palla in mezzo la mette Chiellini, la zuccata è di Khedira e Tatarusanu è battuto. Tutto più o meno nella norma, ecco: sesto gol del tedesco in bianconero (il terzo in casa), stadio caldo come mai e Dybala che per poco non lo fa venire giù con una conclusione di controbalzo da venticinque metri che non trova l'incrocio di un niente.

Troppo povera la Fiorentina della prima metà gara. Cui Sousa prova a dare una scossa nell'intervallo, sostituendo Chiesa (comunque positivo) con Tello e spostando proprio Bernardeschi vicino a Kalinic: ne viene fuori un match più equilibrato, con la Juve che non ha più lo sprint di inizio gara e Allegri che appena dopo il ventesimo manda in campo Higuain, accolto dall'urlo «noi non siamo napoletani» proveniente dalla curva Sud. Non fa nemmeno in tempo a toccare un pallone, il numero 9 della Juventus, che la palla la butta dentro il 9 avversario: angolo di Ilicic, testa di Kalinic (Alex Sandro svagato) e 1-1.

Quindi, il raddoppio bianconero: palla vagante in mezzo all'area dopo un rimpallo e, pancetta o meno, il fiuto di Higuain è sempre quello buono. Decisivo: così, tanto per cominciare bene e mettere le cose in chiaro.