Higuain sempre bomber di razza, non solo di stazza

di Tony Damascelli

D overe di un attaccante? Fare gol. Meglio lardo che mai è lo slogan di Gonzalo Higuain, una scelta di vita la sua, non soltanto da Napoli a Torino, ma quella mezza taglia in più da smaltire sui fianchi non ha condizionato la sua voglia, non posso dire fame, di gol. Lo ha segnato come un attaccante vero sa fare e lui è un attaccante vero, leone dell'area di rigore, feroce come deve essere un puntero, come lo era Batistuta, come lo è Tevez, roba argentina di stazza e censo diversi ma con la sostanza uguale.

Il campionato della Juventus si illumina di Higuain come il campionato del Napoli era stato abbagliato dai fuochi di artificio del Pipita e dal suo record. Non sono serviti gli spilloni e il malocchio degli ultras partenopei, nemmeno il frasario non proprio bancario dell'ex collaboratore di Montepaschi, il signor Sarri che, sull'affare di mercato, ha detto di essersi rotto i c... Fuffa, asterischi, roba piccola per un calciatore che va oltre i fischi e le maledizioni, gli è bastato un gol per rispedire al mittente il solito repertorio di malignità. Del resto lui stesso aveva provveduto a mettere il carico pesante, i fotogrammi della sua panzetta avevano fatto il giro del mondo, per un tipetto pagato novanta milioni, e non proprio in comode rate (due in tutto), non era stato un vernissage onorevole.

Ma poi è arrivato il campo ufficiale, la partita vera, la prima di campionato e qui il mattone sul ventre di Gonzalo (immagine di Aurelio De Laurentiis) è stato sbriciolato da quel colpo da falco che ha steso la Fiorentina ed esaltato la ditta juventina, dagli Agnelli&Elkann in giù, fino all'ultimo dei tifosi. La storia è simile a quella di Zlatan Ibrahimovic che si è presentato alla Premier con la stessa valigia di Parigi, 3 gol in due partite, il nuovo re di Manchester è lui, così come Higuain, il quale ha messo in chiaro la situazione: partito in panchina per lasciare il posto fisso al croato Mandzukic, ha atteso la chiamata e ha risposto presente.

E così Allegri si ritrova con l'uomo giusto nel momento giusto, nessuno a rimpiangere Pogba e tutti ad eccitarsi con l'ultimo arrivato, secondo lo stile dell'usa e getta, il nuovo calcio non ha memoria. Tango argentino anche a Roma, due gol di Perotti che fa rima con Totti ed è uno di primissima classe per Spalletti e le ambizioni italoeuropee.