«Ho detto no al sultano che può comprarsi l'Italia»

Davide Matteini è un tipo estroso, soprattutto fuori dal campo. Chi mai si sognerebbe di dire no all'ingaggio del sultano del Brunei? Eccolo trovato. E non si può dire che la sua carriera sia stata quella di una stella calcistica. In serie A è stato titolare solo nel 2006-07, contribuì al 7° posto dell'Empoli, unica qualificazione in Europa dei toscani. A 31 anni gioca in Seconda divisione al Tuttocuoio di Ponte a Egola, frazione di San Miniato (Pisa).
Perchè, dunque, rinuncia a 170mila dollari e alla villa con piscina in riva al mare?
«A casa ho due bambini, Ginevra e Niccolò, e due mesi fa è morta mia madre Gabriella. L'idea era di portare anche papà Massimo, però non me la sento».
Allora perchè domenica è volato a Bandar Seri Begawan?
«Il sultanato non ha una vera e propria città, solo molti piccoli centri. L'isola tropicale ha il 100% di umidità e cibo differente: mancano pasta, olio e formaggio.Ora sono a Singapore, la Miami dell'Asia, 10 volte più bella di Milano, qui sarei rimasto. Nel Brunei invece non c'è turismo, la rosa comprende appena tre stranieri (un inglese, un bosniaco e un croato), la maggioranza dei calciatori è locale. É difficile ambientarsi, ci si sposta solo in aereo».
Dal Sud est asiatico però le avevano proposto 4 volte la cifra percepita in Lega Pro.
«Non sono con l'acqua alla gola. In fondo se vai via dall'Italia ti etichettano come mercenario. Se torni è uguale, lo fai per soldi: eppure non sono tutto. Mi aspettavano due anni di sacrifici: il sovrano detta le leggi, c'è persino il rischio di non prendere soldi. E se qualcosa va storto mica si può coinvolgere l'Aic...».
Tanto valeva restare in Toscana, allora...
«Dovevo valutare. Tanti sono ignoranti, hanno visto e vissuto poco. Io, peraltro, parlo poco l'inglese. Ho guadagnato anche cifre importanti, molto superiori a questa offerta, senza mai sputare sopra ai soldi: mi adatto a tutto, senza farmi problemi».
La vita non è da sogno?
«C'è davvero poco, è una piccola isola dove pregano tutti di continuo. Alle 4 di notte si sente il muezzin recitare i salmi dal minareto, i musulmani così si alzano e pregano. É uno stato a parte, come il Vaticano, con rigidità superiore alla Malesia. Siamo in Brunei, va sottolineato perchè altrimenti si arrabbiano».
Il paese è integralista islamico.
«Mancano discoteche e pub, non servono alcolici neppure nei ristoranti. Io sono astemio. Qui arrestano chi viene sorpreso con una bottiglia di rum».
Si è mosso con Simone Quintieri, cresciuto nell'Armando Picchi Livorno.
«Nelle ultime stagioni ha giocato in Indonesia e poi a Miami. Abbiamo conosciuto il principe Al-Muhtadee Billah, 39 anni, erede al trono e figlio del sultano Hassanal Bolkiah. É uno dei 10 uomini più ricchi del mondo, eccezionale ma umile: è una celebrità, ha costruito alberghi e ristoranti in tutto il mondo, potrebbe comprare l'Italia intera. È venuto a vedere l'allenamento, le mie giocate gli sono piaciute, segue ogni seduta. Il suo Dpmm esiste dal 2000, è l'unica squadra perciò partecipa al campionato di Singapore. Lo sport principale del sultanato è il softball».
Due anni fa, con la Reggiana, segnò un gol al Pisa all'Arena Garibaldi e poi mostrò la maglietta livornese...
«Con il simbolo della città, la fortezza Fides. Dopo quella prodezza potevo anche morire... Ogni volta che mi muovo faccio scalpore».
Segue le mode per tatuaggi, abbronzatura e capelli. A settembre fu il tronista a "Uomini e donne".
«La vita è una sola, sono molto vanitoso senza essere Brad Pitt. Ho partecipato a due puntate su Canale 5 ma non era il mio obiettivo, resto nel calcio».
Dove giocherà?
«Domani torno in Italia e con i miei procuratori Ascari e Bagnoli recupero offerte nazionali. Preferisco guadagnare meno ma essere felice».