Hummels, Oxlade, Gebre gli eurobaby che spingono

Nessun torneo si presta alle sorprese più dell'Europeo, come insegnano Danimarca e Grecia. Ma anche tra le big spesso l'uomo copertina non è il protagonista più atteso, basta pensare al Marcos Senna motore della Spagna campione nel 2008. Oppure alla Germania, che nel '96 vinse il suo terzo titolo grazie a un attaccante che fino all'anno precedente giocava in Serie B nell'Ascoli: Oliver Bierhoff. Oggi l'uomo in più della prolifica nidiata di talenti tedeschi potrebbe essere uno dei meno celebrati, il centrale difensivo Mats Hummels, tra i migliori interpreti continentali del ruolo. E' fresco della doppietta campionato-coppa con il Borussia Dortmund, trofei vinti entrambi a spese dei quel Bayern Monaco che lo mise alla porta dopo anni nelle giovanili. Un abbaglio che in Baviera brucia ancora parecchio, tanto che lo scorso marzo il Bayern ha licenziato papà Hummels, che da tempo faceva il coordinatore delle giovanili.
Storia simile per il terzino sinistro spagnolo Jordi Alba, appiedato nel 2005 dalla cantera del Barcellona, eppure abile nel ripartire dal piccolo UE Cornellà fino ad arrivare, via Valencia, in nazionale, dove ha debuttato lo scorso ottobre con un assist. Anche l'Olanda, uscita incredibilmente dall’Europeo collezionando tre sconfitte su tre partite, ha proposto una novità a sinistra con il baby classe ’94 Jetro Willems, passato in una dozzina scarsa di mesi dalla B olandese alla nazionale. Per lui Euro 2012 non è stata proprio una gita di piacere, visto che era l'unico terzino sinistro di ruolo nella rosa oranje. Altro debuttante assoluto con un posto saltuario da titolare è Alex Oxlade-Chamberlain. Il ct Hodgson nel primo invontro gli aveva affidato il ruolo di Vice Rooney, ma contro la Svezia l’ha mandato in campo solo a fine partita. Clamorosa però la gaffe di Hodgson sulla chiamata di The Ox: «L'ho visto bene in Arsenal-Milan di Champions contro Ambrosini e Pirlo». Peccato che il primo fosse in tribuna e il secondo addirittura alla Juve...
Capitolo bomber: numerosi gli attaccanti dal piede caldo, anche se il polacco Robert Lewandowski, macchina da gol del Borussia Dortmund che in campionato sa centrare la porta a occhi chiusi, ha salutato il torneo dopo aver segnato un solo gol nel match di partura contro la Grecia. Il bomber che è stato capocannoniere di prima, seconda e terza divisione polacca, insomma, ha dato solo una piccola illusione ai suoi tifosi. La Francia ha portato invece all’Europeo Olivier Giroud, uno dei numerosi figli delle banlieue francesi, uomo-guida del piccolo Montpellier che ha soffiato il titolo agli sceicchi del Paris Saint Germain. La Croazia invece ha messo in mostra Nikica Jelavic, 47 gol in una stagione e mezza tra Rangers Glasgow ed Everton.
La Svezia è stata un’altra delusione del torneo, ma una delle poche cose positive è stata la presenza del centrocampista Rasmus Elm, accreditato dalla stampa scandinava come «il più grande talento dai tempi di Ibra». Un giocatore vintage che ama i Beatles, gira con una Skoda e pubblica libri di cucina con la madre, ma soprattutto che possiede un tracciante al posto del piede destro: i suoi ultimi 20 gol provengono tutti da calci piazzati, peccato che in Ucraina l’abbia usato poco, la Svezia ne avrebbe avuto bisogno. Fedele alle tradizioni di famiglia, la Danimarca dopo i Laudrup ha messo in rosa Kasper Schmeichel, che aveva 6 anni quando papà Peter vinceva l'Europeo 92. Infine, piccoli Balotelli crescono anche a est, con la Repubblica Ceca che schiera il primo giocatore di colore della sua storia, il terzino destro Theodor Gebre Selassie, mamma ceca e papà etiope. Nessuna parentela con il pluri-decorato fondista Haile, anche se, visto quanto corre sulla fascia, potrebbe sembrare.