I belgi in cima al mondo non sono da barzelletta

Hanno scoperto il Belgio. Come se fino a ieri non esistesse. Nello sport, nel calcio. Tralascio Eddy Merckx, al quale chiedo scusa, ma il piatto paese scritto, descritto e cantato da Jacques Brel, un altro al quale chiedo scusa, esisteva anche prima e qualcuno lo ricordava soltanto nelle blagues, le barzellette nelle quali i francesi si burlano dei fiamminghi e belgi tutti, considerandoli gli sciocchi della comitiva europea, così come ai Giochi senza Frontiere di serate televisive ormai trapassate la Belgique prendeva sempre e soltanto deux points finendo ultima nella graduatoria stilata dalla coppia di giudici Guido Pancaldi-Gennaro Olivieri. Il Belgio del calcio oggi va oltre le frontiere e sta in cima alla classifica della Fifa ,qualcuno fa le smorfie perché, si domanda, che cosa hanno mai vinto questi diavoli rossi? Che meriti hanno per sovrastare nazioni e nazionali che vantano una argenteria di lusso? Poi controlli i nomi e i cognomi dei contemporanei e scopri che la maggior parte frequenta i grandi tornei dei cosiddetti grandi del calcio europeo e sono tra i migliori atleti, supervalutati. Ma qualcuno dovrebbe anche ricordare il Belgio che fu e che è stato, Paul Van Himst, per dire così a caso, 233 gol con la maglia dell'Anderlecht e 30 in 81 partite con quella della nazionale, Jean Marie Pfaff, il portiere clown del Bayern di Monaco, Gerets e Van Moer, Coeck e Scifo, Ceulemans e Preud'homme. Il Belgio è stato tra i primi ad avere un campionato nazionale, già alla fine dell'Ottocento, ha fatto parte del comitato ristretto che ha creato la Fifa e l'Uefa ma ha dovuto fare i conti con la propria realtà geografica e con lo strapotere economico del continente, rinascendo ogni volta dalla crisi e dalle promesse mai diventate realtà sostanziali e sostanziose. Oggi il Belgio incomincia a mettere timore e suggerire rispetto, i suoi diavoli non sono di pietra che agguantano le nuvole (ancora Brel e il suo immenso Le plat pays) sono diavoli rossi che agguantano gli avversari, raggruppando in una squadra i migliori della serie A e della Premier League, dalla rabbia di Nainggolan allo stile di Witsel e di Hazard, alla potenza di Kompany, all'imprevedibilità di Fellaini, all'esplosività di Benteké e Lukaku, al golden boy De Bruyne pagato 74 milioni dal Manchester City. Il valore della nazionale di Wilmots arriva a 300 milioni di euro, il paese non è piatto e i belgi non fanno più ridere.