«I cinesi? Abbiamo le spalle forti»

Il capo vendite in Europa di Monaco: «Diesel tema emotivo»

Ginevra C'è un manager francese alla guida delle vendite in Europa di Bmw Group. Si chiama Jean-Philippe Parain. La sua carriera è iniziata in Renault, quindi il trasferimento a Monaco di Baviera. «Lavoro per Bmw da oltre 20 anni - ricorda -. Sono francese, ma potrei anche diventare un po' tedesco, diciamo il giusto mix».

È più difficile vendere un'auto premium o un veicolo di massa?

«Mi piace il premium. Entrambi i segmenti, però, devono affrontare una dura battaglia. Si tratta di offrire maggiore efficienza, precisione, velocità e molta attenzione. E non è certo il fatto di avere un marchio premium che ci fa sentire più rilassati».

Che cosa pensa delle vendite online?

«Le vendite online sono già una realtà, ma a diverse velocità, secondo le varie aree. In Cina, per esempio, hanno già un ruolo importante e penso che questo avverrà anche in Europa. Da parte nostra, in Inghilterra abbiamo digitalizzato l'intero percorso del cliente fino alla transazione online; lo facciamo in modo intelligente insieme ai nostri concessionari perché crediamo che il ruolo del rivenditore cambierà, ma sarà sempre una parte importante nella catena».

Di recente è stato a un meeting di concessionari Bmw in Italia.

«Sì, a Roma. E un concessionario italiano mi ha detto testuali parole: Entrano meno persone nel mio showroom, ma guardi quanti contatti ho su Whats app; è un ottimo sistema per contattare i clienti. Ecco perché dobbiamo vedere l'online come un canale di vendita aggiuntivo».

L'accordo sullo sviluppo di tecnologie per guida autonoma tra il vostro gruppo, Intel, MobilEye e Fca?

«La guida autonoma è un pilastro nella nostra strategia. Questa joint venture è molto promettente».

Intanto, i cinesi di Geely, dopo aver preso il controllo di Volvo, hanno assunto un ruolo di rilievo in Daimler. Timori?

«Siamo un'azienda a proprietà privata e con le spalle forti. L'indipendenza è da sempre l'essenza del nostro marchio e della nostra società».

Il diesel è sempre più nell'occhio del ciclone.

«Non esiste un'Europa del diesel, ci sono mercati come Inghilterra, Germania e Francia dove il diesel sta diminuendo rapidamente, poi ci sono Paesi come l'Italia o la Spagna dove è stabile o in leggera crescita. Crediamo in questa tecnologia. E con l'Euro 6 porteremo un vero segnale di riferimento. Stiamo dotando tutte le nostre auto con filtri particolari e continueremo a investire».

E i clienti come stanno reagendo?

«In ogni mercato siamo impegnati a convincere i nostri clienti che questa è una delle alternative migliori. Non vediamo, però, un'evoluzione così forte nel valore residuo delle auto, pensiamo che sia più che altro un argomento emotivo».

Intanto state investendo parecchio sull'elettrificazione.

«La quota di auto plug-in è del 6% circa in Europa, molto di più di qualsiasi altro concorrente. E vogliamo crescere ancora».

Anche Mini sarà elettrica.

«La guardo con entusiasmo e ottimismo. Sono certo che anche i clienti italiani, che amano questo marchio, apprezzeranno la Mini elettrica».

PBon