I nostri inviati dispersi per la città in cerca dell'hotelpoco british

Giovanni. Per comodità lo chiameremo Giovanni. Altrimenti, col nome vero, rischierebbe il posto. Giovanni è un autista olimpico che a tempo perso rapisce giornalisti. In barba ai mega super ultra servizi antiterrorismo voluti dal premier Cameron, dal presidente organizzatore Coe, voluti dal buonsenso insomma. Giovanni, e non John, perché c'è un motivo, ha un metodo infallibile. Lui esce a razzo col suo minibus dall'hangar realizzato a Paddington station per smistare ovunque media e delegazioni provenienti dagli aeroporti, e appena fuori fa subito perdere le tracce. Nel senso che si perde, ma si perde così bene, che poi, non è dato sapere, qualcuno lo va anche a riprendere. Magari a tarda sera. Prima, però, Giovanni rapisce giornalisti. E' un maestro nel farlo perché riesce a beffare tutti i militari precettati dall'Afghanistan, tutti gli addetti alla sicurezza. Et voilà, «prego accomodatevi» dice ai malcapitati, et voilà, via con una manciata di inconsapevoli ostaggi.
Giovanni è diabolico. E il suo piano perfetto. Fa finta di non capire niente, di non parlare inglese, lo fa guardando dritto nelle palle degli occhi tre neozelandesi in preda a un overdose di jetlag, li fissa duro convincendoli che non è lui a parlare da schifo l'inglese ma loro che sono isolani di provincia a non farsi comprendere, stupidi bifolchi che sono. Poi, con un sorriso, inserisce la marcia che si usa per scalare l'Everest e parte scorrazzando con il minibus per Londra centro. La gente trema all'urlo del motore in prima, si distrae, perde l'orientamento e lui, a quel punto, ce l'ha in mano.
Un‘ora e mezza. Tanto dura il nostro rapimento. Girovagando in un'area di un paio di chilometri quadrati di cui conoscevamo i civici a memoria a furia di ripassarci, conoscevamo i ragazzi fuori dai pub a cui una decina di volte Giovanni ha chiesto indicazioni. Fatto sta, al giro uno un sorriso, al giro due una battuta, al giro cinque, prima del pit stop e del cambio gomme, qualche parolaccia, alla fine la ribellione degli ostaggi. «Noi scendiamo qui». Ma «no, voi non scendete» ribatte Giovanni. «Come sarebbe a dire non scendiamo, ti sei perso, almeno lasciaci andare», «No, non mi sono perso, è solo colpa sua che mi ha mostrato la cartina per l'hotel» dice indicando uno, «ma se ti eri perso» ribatte questo «e allora è colpa di quell'altro» dice indicando un secondo.
Vabbé, alla fine l'ammutinamento. Con i neozelandesi che saltano giù quasi al volo con i loro valigioni e solo gli italiani che pazientano e restano. Forse per simpatia. E' a quel punto che John diventa Giovanni. «Scusatemi ragazzi» dice parlando perfettamente la nostra lingua, «vengo dall'Angola, ho vissuto cinque anni a Milano e Londra…». Ma Londra Giovanni non la conosce.
BCLuc