I nuovi Baggio-Del Piero La culla del 10 è sempre Fiorentina contro Juve

Bernardeschi e Dybala prescelti da chi ha fatto grande la sfida. La Joya col 21 ma vuole il 10

Il 10 sulla maglia ha sempre il suo fascino. Ovunque. A Firenze, culla del Rinascimento, ancora di più. Si ama il bello, in riva all'Arno. E, quando lo si ha, l'amore è garantito. Anche nel calcio, certo. Perché è arte pure quella disegnata con i piedi, correndo dietro un pallone. Viene facile ricordare immediatamente Roberto Baggio, il Divin Codino che proprio nei giorni scorsi ha promosso sia Bernardeschi che Dybala: due 10' a tutti gli effetti, anche se solo il primo lo indossa davvero. Due che oggi proveranno a dare spettacolo: classe 1994 il viola, 1993 il bianconero. Nove gol il primo e cinque il secondo, penalizzato da un lungo infortunio ma tornato a dipingere calcio (e che calcio) negli ultimi giorni.

I calciofili li aspettano, il mercato li guarda. Ovviamente: su Dybala (lo scorso anno già a segno contro la Fiorentina) ha messo gli occhi soprattutto il Real Madrid ma lui per il momento ha respinto la corte al mittente. Idem Bernardeschi, che piace al Chelsea, al Bayern e logicamente pure alla Juve. Perché uno così non può non stuzzicare gli appetiti delle grandi squadre.

Come fece Baggio, appunto. Passato proprio dall'Arno al Po dopo cinque anni in viola (tra il 1985 e il 1990, 55 reti), non sentendosela di tirare un rigore contro la sua ex squadra: 6 aprile 1991, sul dischetto andò De Agostini che sbagliò, la Viola vinse e quello è un giorno che per la tifoseria toscana avrà sempre un sapore speciale. Ne avrebbe poi tirati altri due, di rigori contro il suo passato, mai decisivi però: il 25 aprile 1993 (al 91': 3-0) e il 29 aprile 1995, proprio al Franchi (1-4). Chi invece alla Fiorentina ha segnato spesso e volentieri è stato Del Piero: addirittura 11 volte, sbloccando il risultato quattro volte e risultando sempre decisivo. La perla del 4 dicembre 1994 è poi di quelle indimenticabili: lancio da metà campo di Orlando, tocco magico al volo e 3-2 da impazzire a tre minuti dalla fine. Juve-Fiorentina è come un derby, ha spiegato in settimana lo stesso Pinturicchio. E' la' partita, ha rilanciato Giancarlo Antognoni, altro vero 10 che alla Juve seppe dire di no e che ha nel cuore il 3-3 ottenuto a Torino il 27 novembre 1983 grazie anche a un suo gol di testa. Un match quello che vide andare in gol anche un certo Michel Platini: fu la sola occasione in cui Le Roi riuscì a bucare la Viola, mentre il suo connazionale ed erede Zidane lo avrebbe poi fatto due volte, una in Coppa Italia e una in campionato. Di storie, evidentemente, ce ne sarebbero a bizzeffe. Una delle ultime è stata decisa da Andrea Pirlo (10 nell'animo), con una punizione magistrale calciata al Franchi nel 2014 che regalò alla Juve la qualificazione ai quarti di Europa League.

Stasera, altra puntata. Con la Juve che ritrova Buffon, Alex Sandro e Bonucci, con Dybala ovviamente al fianco di Higuain e una difesa che potrebbe tornare a tre (ma Chiellini è influenzato) anche considerate le assenze di Dani Alves e Lichtsteiner. Andiamo a Firenze per comandare, il proclama di Allegri in versione Rovazzi. Noi ci proviamo, a me non piace subire, la replica di Sousa. Ex juventino. E magari pure prossimo.