I sette schiaffi dei tedeschi per un fucibòl da rifondare

Verdeoro senza più sogni, per i prossimi 60 anni l'incubo sarà la Germania. Non è bastata la fortuna a spingere la Seleçao. Ora la coda per il posto da ct

Fernandinho aggrappato alla rete

Il sogno è durato 23.368 giorni. Dal sedici di luglio del Millenovecentocinquanta, fino all'otto di luglio del Duemilaquattordici. L'attesa per riscattare la notte più nera del calcio brasiliano. L'Uruguay? Cancellato. Sette schiaffi in faccia, l'Alemania è il nuovo incubo di una terra che già preparava il carnevale. Il luna park è spento, il gruppo tedesco ha fulminato tutte le lampadine, il Brasile si è risvegliato non soltanto sconfitto ma umiliato, deriso, commiserato. Il Cristo Redentore ha assunto le sembianze di Angela Merkel, il paese vive il suo dramma, non più quello sociale, di morti e feriti per agguati e ribellioni ma la tragedia di un mondiale svanito nel cielo di Belo Horizonte che non ha nulla di bello e non ha più un orizzonte. Il Brasile del fucibòl va rifondato, una parte dello spogliatoio ha chiesto di annullare la finale del terzo e quarto posto, la partita inutile, il podio della vergogna. Hanno voglia di scappare, di nascondere la faccia non più per le lacrime di disperazione e di rabbia ma per quella sconfitta che non ha padri e soltanto figli. Il Brasile cerca una spiegazione e non la trova. Felipao Scolari concluderà sabato sera la sua missione, si candidano, come in Italia, personaggi di ogni dove, Tite, ex Corinthians, Gallo che guiderà la nazionale alle Olimpiadi del 2016, unico trofeo che manca alla federazione ma tra un anno c'è già il torneo sudamericano, in Cile e si preannunciano altri dolori. Cambierà anche il presidente della federazione, tutto come da noi.

La nazionale che fu di Ronaldo e Ronaldinho, di Zico e di Kakà, oggi ha un eroe ferito, Neymar, un campione avvilito, Thiago Silva, e un'armata brancaleonica che ha perso qualunque punto di riferimento. Il bersaglio facile è Fred, ordinario attaccante come lo era tale Serginho nel Brasile del 1982 eliminato dai futuri campioni del mondo, gli azzurri di Bearzot. Ma attorno al goffo attaccante circolavano Falcao e Batista, Zico e Socrates e Leo Junior, il Brasile aveva un corpo e un'anima, questo è andato avanti a spinte e colpi di fortuna, la traversa di Pinilla doveva essere un segnale di fumo nero, il Brasile è stato drogato da David Luiz che è più furbo che intelligente, un capitano casinista là dove la squadra, priva di Thiago Silva, avrebbe avuto bisogno di un capo, di un leader, di una figura carismatica capace di rassicurare i compagni in difficoltà.

Il Brasile non ha saputo o voluto convincere Diego Costa e ha invece creduto in Hulk che è "incredibile" nel senso che nessuno può credere che sia titolare in una nazionale pentacampeon. Undici calciatori non fanno una squadra, lo slogan si adatta benissimo al Brasile di Scolari, senza Neymar hanno pensato di celebrarne la memoria, nel senso buono, esibendo la maglietta con il numero 10, cantando a cappella l'inno, così ritenendo di mettere paura ai tedeschi di Germania. Il football è sostanza, le chiacchiere stanno a zero, 7 a 1 è un risultato che smaschera non soltanto il Brasile ma tutto il torneo, perché ne ribadisce il limite tecnico, già evidenziato nella marcia della Costarica eliminata dall'Olanda ai rigori, altrimenti semifinalista! Il Brasile si guarda allo specchio e sa benissimo che oltre a Neymar, il cui mito è stato costruito anche su un set cinematografico, non c'è altro. Vivere di ricordi è pericoloso. Passeranno altri 23368 giorni e non basteranno per dimenticare.