I talenti di Löw intoccabili nell’era spread

A Berlino neppure ci prendono in considerazione, come noi alla vigilia della sfida con gli inglesi, ci rinfacciano i tedeschi. Ma domenica sera tifavano per Roy Hodgson, e non tanto perché assieme ai greci siamo abbastanza disprezzati per aver trascinato l’Europa sul baratro. Secondo loro.
Adesso sarebbe bello andare dalla signora cancelliera e comprarle i suoi ragazzi, se solo avessimo un po’ di euro in tasca. Con Miroslav Klose il colpo alla Lazio è riuscito e non importa se ora fa la riserva di Podolski e Gomez, quando Kicker ha stilato la classifica dei migliori tedeschi ingaggiati all’estero, l’ha messo al primo posto davanti a Mesut Ozil e a Sami Khedira, i due del Madrid che se finissero sul mercato creerebbero ingorghi, base d’asta 25 milioni a testa. Uno turco e l’altro tunisino, uno dei segreti della MannSchaft e di tutta la Bundesliga. La Germania è tra i paesi europei con la più alta percentuale di immigrati e anche se si segnala per episodi di razzismo e xenofobia, organizza uno dei campionati più multietnici del continente. Sette dei 23 selezionati da Joachim Löw hanno radici fuori dai confini e questo perché da cinque anni la federcalcio tedesca in collaborazione con la Mercedes-Benz, ha incentivato l’integrazione scegliendo come volano lo sport più popolare. Poi sono state avviate numerose iniziative per favorire l’inserimento sociale dei giovani non tedeschi riducendo al minimo il pericolo della loro emarginazione e creando così un ottimo feeling con gli altri paesi. Non ci sono solo Khedira e Ozil, Jerome Boateng ha il padre ghanese, anche Ilkay Gundogan è di origini turche, prima di loro Klose di origini polacche come Lukas Podolski che per 15 milioni ha appena firmato con l’Arsenal. Lo voleva la Lazio mai rimasta convinta dell’operazione. Così la Germania va a giocare in Tunisia e trova sostenitori così come quando va in trasferta in Turchia o in Polonia dove si stanno giocando gli attuali Europei. Mario Gomez, il bomber, è nato nel Baden-Wuerttemberg da padre spagnolo e mamma tedesca e se la Juventus nell’estate del 2009 non si fosse spaventata davanti ai 20 milioni che lo Stoccarda chiedeva per il suo trasferimento, oggi probabilmente non sarebbe all’affannosa ricerca di un bomber. Ora il suo cartellino si aggira sui trenta milioni. Ma il calciatore che in assoluto ha moltiplicato il suo valore nel giro di poche stagioni è Mats Hummels, il centrale difensivo di un metro e 92 del Dortmund. Nel maggio del 2006 giocava nel Bayern e valeva 50mila euro, a gennaio di quest’anno durante la finestra di mercato invernale il Dortmund non apriva nessun tavolo al di sotto dei 20 milioni. Adesso lo cerca il Barcellona. Del gruppo Löw il più caro è il centrocampista ventenne Mario Gotze del Dortmund che ha già rifiutato 25 milioni offerti dall’Arsenal. L’astro nascente Toni Kroos del Bayern, 22 anni, al momento non ha prezzo, a marzo il Dortmund per 20 milioni ha preso dall’altro Borussia, quello di Mounchengladbach, il centrocampista di 23 anni Marco Reus. Ma il colpo di mercato non si fa quando il giocatore è già un nazionale, bisogna muoversi molto prima e senza puzza sotto il naso perché, come ha spiegato proprio Sami Khedira: «Non importa da dove ognuno di noi è arrivato, qui noi siamo la Germania e siamo tedeschi».