"Idee, metodo e disciplina Juve spot del calcio italiano". E stasera c'è la Fiorentina

In campo a Torino per l'Europa League. Conte sferzante: "Noi in campionato abbiamo un grande obbiettivo, loro non più". Montella: "Non sempre vince il più forte"

È sferzante, Antonio Conte. Come sempre. Del bon ton se ne infischia, spesso e volentieri. Juventus-Fiorentina, terzo atto stagionale: stasera, allo Stadium, per l'andata degli ottavi di finale di Europa League. «In campionato hanno ormai ben poco da dire, a differenza nostra che inseguiamo un grandissimo obiettivo quale sarebbe il terzo scudetto consecutivo». Diretto e, volendo, anche un po' perfido: l'analisi tuttavia è corretta nonostante il parere contrario di Montella («i giochi non sono ancora chiusi») pur se è chiaro a tutti che, per come si sono messe le cose tra i patri confini, la Juve è quasi obbligata ad arrivare almeno vicina alla conquista dell'Europa League. Non succedesse, la spedizione continentale nel suo insieme andrebbe considerata un totale fallimento e né Conte né Agnelli l'accetterebbero di buon grado: «Giocheremo per vincere, la nostra mentalità ci impone di fare la partita. Vogliamo arrivare fino in fondo: per la crescita di un gruppo che ha ancora poca esperienza a livello internazionale, sarebbe molto importante».

Motivo per cui anche il turnover sarà limitato: riposerà Tevez (infiammazione al tendine rotuleo), ma a fare coppia con Giovinco non è detto che ci sia Osvaldo (pur se ieri i due sono stati provati insieme), mentre a centrocampo rientrerà Pirlo e in difesa Bonucci. Non sarà insomma una Juve-2 in tutto e per tutto: si mischiano le carte e qualcuno dei big semmai riposerà domenica sera a Marassi contro il Genoa, visto che poi tra otto giorni la truppa si giocherà al Franchi l'accesso ai quarti. «Mi aspetto un bello spot per Italia. E una sfida equilibrata tra due squadre che fanno dell'organizzazione e dell'esaltazione del singolo le loro armi principali. I tifosi? Spero in un incitamento costante: sarebbe la cosa più bella. L'unico appello che posso fare è quello di sostenere unicamente la propria squadra, ignorando l'avversario: a volte ignorare è peggio di offendere».

Altro pensiero non così politicamente corretto, ma questo è il personaggio e comunque sarebbe già un bel passo avanti non ascoltare la solita litania - da una parte e dall'altra - di insulti e riferimenti a tragedie vere. Se poi salterà fuori uno spot per il bistrattato calcio nostrano, tanto meglio: «In Italia, non essendoci tanti soldi, servono idee, metodo e disciplina», dice il Generale Conte. Il quale nel 1990 non era ancora bianconero, quando la Juve vinse la Uefa battendo in finale proprio la Fiorentina (3-1 all'andata, con il suo attuale vice Alessio in campo nella ripresa, e 0-0 al ritorno sul neutro di Avellino nell'ultima partita in viola di Roberto Baggio): l'allora allenatore Zoff venne poi silurato nonostante avesse vinto anche la Coppa Italia, un rischio che Antonio da Lecce non correrà nemmeno se questa doppia sfida dovesse andare male.

Da questo punto di vista, Montella è alla pari con il collega e intanto ritrova Borja Valero, appiedato in campionato ma abile per la Coppa: in attacco ci sarà Matri («spero nel gol dell'ex, certo»), bravo ragazzo se ce n'è uno e non certo scapigliato come Osvaldo, uno che però nell'ultima giornata del campionato 2007-08 aveva trascinato i viola ai preliminari di Champions segnando al Toro dopo avere già mitragliato la Juve. Ecco: se la Fiorentina vorrà avere qualche chance di farcela, dovrà indossare una maschera più cattiva del solito. Esteticamente meno bella ma più efficace, magari: «Dobbiamo ripartire dalla ripresa di domenica scorsa, quando la squadra ha dato una grande dimostrazione di fiducia nei propri mezzi tirando fuori la testa dopo che la Juve ci aveva messo sotto. Dobbiamo credere di potercela giocare. Tutto parla a loro favore, è vero: proprio per questo, però, sarà stimolante provare a batterli. E non sempre vince il migliore».