Immobile-Belotti, l'Italia che verrà

Solo le due punte tornano a testa alta da Skopje e archiviano la coppia Pellè-Eder

La folle notte di Skopje ha consegnato una Nazionale che inizia a smarcarsi da quella di Conte. Lo scotto da pagare è quello di affidarsi ai giovani, con un gioco che è ancora lontano dalla perfezione, con inevitabili squilibri tattici ed errori macroscopici dovuti a «inesperienza e superficialità» (parole di Giampiero Ventura). Forse non è un caso però che a salvarla siano stati i gol di due ragazzi che hanno meno di 50 anni in due. Andrea Belotti e Ciro Immobile hanno preso in mano l'attacco azzurro e in Macedonia hanno colpito, risultando la nota più lieta di una partita che rischiava di diventare una Corea azzurra degli anni 2000 perchè in campo c'era una squadra sbilanciata, senza idee e gioco. La velocità è il loro tratto distintivo, in più offrono garanzie in termini di potenza e tecnica e c'è la fame di chi ha ancora tutto da dimostrare (il "Gallo") o di chi sta vivendo una sorta di terza rinascita calcistica (il Ciro di Torre Annunziata).

Se il futuro della Nazionale saranno loro, è presto per dirlo. Di sicuro hanno dalla loro la fiducia di Ventura, che li ha allenati a Torino (Immobile con l'attuale ct è diventato addirittura capocannoniere della serie A). Belotti ha timbrato il cartellino alla prima uscita da titolare con l'Italia dei grandi, Immobile ha segnato due gol in 15 minuti, quanti ne aveva realizzati in due anni di azzurro. E la cacciata di Pellè dal ritiro con la promozione del duo brillante in maglia granata, può essere un simbolo del passaggio di consegne dalla vecchia alla nuova Italia. Il centravanti salentino era stato uno dei protagonisti, in positivo e negativo, dell'Europeo azzurro ed era il cannoniere principe di Conte. Quello campano, partito titolare con il precedente ct e poi scalato nelle gerarchie dell'attacco, tanto da essere l'ultima scelta di Conte in Francia, si candida a essere il nuovo terminale offensivo. Assistito dal "gemello" Belotti, un altro toro che domenica ha incornato la difesa macedone. E che a sua volta potrebbe aver scalzato l'Eder poco brillante di questo avvio di annata.

Nove gol in due in quest'inizio di stagione, che diventano dodici se pensiamo ai tre centri di Immobile nelle prime 4 gare dell'era Ventura. Numeri importanti per l'attaccante lombardo in rampa di lancio dopo i tanti gol nell'Under e per quello che ha appena sposato il progetto della Lazio che deve ricostruirsi anche un'immagine internazionale dopo i fallimenti del suo tour europeo a Dortmund e Siviglia. Basteranno loro per permettere a Ventura di lasciarsi alle spalle il paragone ingombrante con l'attuale allenatore del Chelsea? I giovani di talento non mancano, dietro la coppia dei gemelli del gol che qualcuno ha già paragonato - forse frettolosamente - a Graziani e Pulici, scalpitano Berardi, Insigne ed El Shaarawy. Senza parlare dell'ombra incombente di Mario Balotelli che potrebbe giocarsi l'ennesima (e ultima) chance azzurra se troverà continuità, condizione di forma e tranquillità nella sua avventura a Nizza.

Messi in cascina pur con grande sofferenza 7 punti (obiettivo minimo delle prime tre gare), da novembre, quando ci attenderà il mediocre Lichtenstein ma anche l'amichevole di prestigio con la Germania che ci ha buttato fuori dall'ultimo Europeo solo nella lotteria dei rigori, Ventura dovrà abbandonare le vecchie impostazioni per puntare sul suo 4-2-4 e sui giovani, da sperimentare e affinare con gli stage concessi dai club. Senza preoccuparsi degli sbagli, ma guardando alla crescita di chi rappresenta il futuro. A cominciare da Belotti e Immobile, che in questo modulo si trovano ancora di più a loro agio.