Da Immobile e Berardi a Bernardeschi e Insigne. Il campionato scalda l'attacco dell'Italia

Gli azzurri subito decisivi e già in forma Per Mancini c'è solo l'imbarazzo della scelta

Nove i gol italiani su 21 totali nella prima giornata (senza le partite delle genovesi). Sette sono stati realizzati da attaccanti o esterni: a parte il 31enne Caputo redivivo in A e il 33enne Giaccherini, gli altri sono tutti elementi nel giro azzurro. Il ct Roberto Mancini, che ha iniziato il suo giro di perlustrazione da Roma (per Lazio-Napoli) e Torino (la sfida tra i granata e i giallorossi di Di Francesco) in preparazione delle due gare di Nations League di settembre con Polonia e Portogallo, si è già gustato dal vivo le prodezze di Immobile e Insigne.

Per il laziale il gol che «battezza» la stagione biancoceleste è ormai un'abitudine. Lo segna lui da quando è approdato a Formello nel luglio 2016, tre stagioni di fila quindi. Peccato che a differenza di quanto accaduto a Verona con il Chievo due anni fa e a Bergamo con l'Atalanta, la sua rete al Napoli non sia servita per vincere. Ciro, che nell'ultima stagione si è preso il trono dei bomber sia in campionato (con Icardi) che in Europa League (con Aduriz), vuole cancellare il mito Klose e già pensa alla sfida diretta con Cristiano Ronaldo di sabato. E Lotito sta per rinnovargli in contratto fino al 2023 con un ingaggio di oltre 3 milioni a stagione. Insigne ha invece deciso la sfida dell'Olimpico, bloccando la preoccupante astinenza del precampionato. Lorenzinho prosegue la tradizione dei grandi esterni allenati da Ancelotti e scalda i motori per il debutto al San Paolo contro il Milan, squadra alla quale ha segnato 6 reti - equamente divise tra casa e trasferte - in 11 partite.

Domenico Berardi è invece l'eterna promessa che stenta a sbocciare. Il gol che ha piegato l'Inter non verrà ricordato come uno dei suoi più belli, ma più pesanti sicuramente. De Zerbi, il nuovo tecnico del Sassuolo, ha riavvicinato l'attaccante calabrese all'area di rigore, svincolandolo da compiti di impostazione che invece era costretto a prendersi con Iachini l'anno scorso e che lo portavano lontanissimo dalla zona-gol. Tutti, compreso Mancini che gli ha regalato un quarto d'ora contro la Francia per fargli finalmente respirare l'aria azzurra, sperano nella definitiva consacrazione di un calciatore dal grande talento, ma raramente ammirato.

Nel giorno del debutto italiano di Cristiano Ronaldo, Federico Bernardeschi si è preso la scena, segnando il gol che ha regalato il sofferto (per l'andamento del risultato, non tanto per le tante occasioni create) successo nel match con il Chievo. Entrato dalla panchina, ha dato il suo contributo importante. E ora è pronto anche a un cambio di ruolo che, chissà, potrebbe aprirgli altre opportunità anche in chiave azzurra. «Io mezzala? Ho sempre detto che mi adatto, se il mister decide di mettermi lì sono pronto per andare lì. Basta fare tutto per il bene della squadra», così il giocatore di Carrara.

Alla giostra del gol nel turno di esordio, è mancato Andrea Belotti, ma solo perché il portiere della Roma Olsen ha sventato due sue conclusioni. L'attaccante, che ora avrà la concorrenza (o magari la partnership) in casa del neo granata Simone Zaza, vuole cancellare l'ultima stagione in chiaroscuro. Vissuta da capitano sì, ma con due infortuni che lo hanno tenuto fuori a lungo e che ne hanno limitato il numero di reti. Il ct azzurro Mancini, intanto, si frega le mani. Contento di un'abbondanza nelle scelte, ora che le gare dell'Italia saranno quelle da tre punti.