Imperatore di Roma e re di Leicester

La favola di Ranieri

Ernesto Nathan venne eletto sindaco di Roma nel novembre del 1907. Misero alla sua prima firma il bilancio del Comune, già allora, inguaiato di debiti. Mister Nathan, nativo di Londra, s’accorse di una strana voce “frattaglie per gatti” con relativa cifra di spesa. I mici della città eterna andavano sfamati, spazzavano la città e gli uffici da milioni di topi. Il sindaco ordinò di abolire la spesa, che i gatti si soddisfino con i ratti. Sul bilancio apparve un appunto: «nun c’è trippa pe’ gatti». La frase storica risulta cucita, come da un sarto di Savile Row, addosso a Claudio Ranieri, il meno romano dei romani, il meno romanista dei romanisti, ma testaccino autentico, allenatore in ogni parte del mondo ma soprattutto l’allenatore dell’anno, del secolo: ha vinto la Premier league, il titolo di campione d’Inghilterra, con il Leicester, sconosciuto ai più anche sulle mappe, la cui pronuncia corretta provoca ancora disordini. Nun c’è trippa pe’ gatti, Ranieri è il numero uno del 2016, annus mirabilis direbbe Elisabetta regina. È stato premiato addirittura a Dubai, dagli emiri del Globe Soccer Awards, un riconoscimento già toccato a Mourinho, Guardiola, Wilmots, Conte, Ancelotti. Quasi quasi gli scappa da ridere. Era scomparso dai radar, passato tra esperienze mortificanti, l’esonero dalla Juventus, quella di monsieur Blanc, a tre giornate dal termine del campionato, il passaggio alla “sua” Roma, con un secondo posto, come a Torino, tutto inutile per le jene nostrane, quindi l’Inter senza entusiasmi e memorie, il viaggio a Montecarlo, il fallimento con la nazionale di Grecia.

Quindi il ritorno sull’isola da dove era partito, quando Abramovich aveva scelto Josè Mourinho per costruire l’epoca d’oro del Chelsea. Oggi è un uomo felice, saggio, intelligente, calmo. Il trionfo con il Leicester, dato a 5000 contro 1 dai bookmakers, lo ha reso signore nel circolo dei vip. La vittoria è costata a Gary Lineker un mezzo spogliarello in diretta televisiva. Lineker è una icona del football inglese, mai ammonito, uno dei più grandi goleador della storia dei Tre Leoni. È nato a Leicester, vendeva, con suo padre, cavolfiori al mercato, il Leicester fu il suo primo sogno, per poi nuotare nell’oro di Everton, Barcellona e Tottenham. Ora ha scommesso il nudo integrale se mai la squadra dovesse alzare anche la champions. Claudio Ranieri muore dalla voglia di realizzare l’evento, doppio. Ha scoperto pepite come Vardy, Mahrez e Kanté, quest’ultimo scippatogli da Conte al Chelsea, ma non è cambiato di un capello. Elegante, sorridente, disponibile. Se Mourinho lo sfotteva per il suo scolastico english, oggi frequenta la lingua “fluently”. È il portavoce del fair play italiano. Gli altri, finalmente, lo stimano, lo rispettano. Non c’è storia, è stato il suo anno, a very good year. Come disse il sindaco Ernesto Nathan There is no tripe for cats.

Commenti

VittorioMar

Dom, 01/01/2017 - 18:30

...è troppo "inglese" per essere apprezzato dai nostri "caciaroni" giornalisti sportivi!!!

leo_polemico

Dom, 01/01/2017 - 19:57

Chissà se, alla fine della carriera, questo "signor allenatore" si toglierà qualche sassolino, più o meno grosso, dalle scarpe: saranno, in ogni caso, sassolini interessanti per scoprire alcuni misteri dei club nei quali ha lavorato.

bruco52

Dom, 01/01/2017 - 21:35

A Roma alcuni soloni delle radio locali lo definirono "un minestraro", dopo la vittoria in Premier, gli stessi dicevano "è uno de noantri", aspettando la prima debacle per ripetere "è un minestraro"...ma lui se ne frega, dei soloni torinesi e romani, e di Mourinho....