Inter

Il barese in forma per la nazionale strizza l’occhiolino a Moratti. Ma ai tifosi dice «resto qui»

nostro inviato a Genova

Ha cinguettato con quelli dell’Inter come fosse un innamoratino. E forse lo è. Fra alti e bassi. Prima e dopo partita se li è passati con Mancini. Ma, al momento del gol, si è fiondato sotto la curva della Samp, mostrando a tutti le dita che puntavano verso terra. E lui che urlava: «Io resto qui!». Atto d’amore? Atto di furbizia? Atto di speranza? Di tutto un po’. Serve pagare il Real Madrid. Beppe Marotta, amministratore delegato della Samp, chiarisce in un lampo: «Si impone una operazione economica di carattere straordinario». Solo l’ingaggio tocca i tre milioni di euro.
Ieri Peter Pan Cassano ha svolazzato tra maglie biancocrociate come un indisponente Pierino, ha pizzicato e giocato, ha fatto girar la testa eppoi segnato il gol che ti stordisce. Ha coperto la bocca, come rivelasse un segreto, per parlare con gli interisti. Ha fatto sorridere Materazzi, finito a terra per un fallo avversario. Gli ha detto qualcosa e l’altro gli ha allungato un buffetto di simpatia. Ha mandato un pallone fuori campo per permettere a Maicon di farsi curare. E Cambiasso gli ha stretto la mano. Ha pizzicato il sedere a Vieira, quasi spaesandolo prima di riprendere l’azione, infilarsi dietro a Materazzi e sfruttarne l’errore per andare in gol. È stato geniale e diabolico: fondamentalmente Cassano.
Genova ha trovato un comico più divertente di Paolo Villaggio. Un genietto della pedata come forse non se ne vedeva (fronte Samp) dai tempi di Mancini. Somiglianze? Tante e nessuna. E Mancini ha riassunto: «Noi campioni ci assomigliamo tutti». Non c’è segreto al fatto che l’avrebbe voluto all’Inter da tempo. E all’Inter è legata un po’ di storia di Cassano: tifoso nerazzurro, segnò il primo gol in campionato proprio ai nerazzurri (portiere Ferron). Fu show da predestinato. Ieri Cassano ha giocato per sé e per la Samp, ma anche per Mancini e per quel legame che non si è mai dissolto. In una intervista ha raccontato: «Gli sono debitore: non mi ha mai dimenticato nei momenti difficili».
Quel gol, quel ghiribizzo d’artista, quel bel giocare con il sorriso sulle labbra, somigliava tanto ad un marameo indirizzato a Moratti, il patron che per rinnovare i contratti a Recoba e Figo ha sempre preferito tener alla larga il terzo incomodo. Ieri, sul campo, Peter Pan gli ha detto: visto che cosa so fare? Moratti non c’era, Mancini ha sorriso, magari però ha convinto Donadoni. L’Europeo in fondo non è così lontano.

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