Inter e Milan "cinesi". I problemi di mercato ostacolo per l'Europa

Con Udinese e Cagliari per il sogno terzo posto tra passaggi di proprietà e trattative complicate

E adesso può ricominciare l’avventura. Anzi l’inseguimento di Milano alla Champions che è poi (dixit Galliani) «il suo habitat naturale». Missione possibile, dicono i numeri. Non proprio gli appuntamenti ormai prossimi. Perché il calendario, nella parte iniziale, è una trappola ben visibile. Il Milan con Toro (dopo il Cagliari), Napoli e Fiorentina, l’Inter con Udinese, Chievo e Juventus, ostacoli di indiscutibile difficoltà. «Prima c’era troppo pessimismo, adesso colgo il rischio di un eccesso di ottimismo», l’avvertimento di Pioli che è persona saggia. «Mi sono stufato di festeggiare Doha» la replica da Milanello di Vincenzo Montella.

Inter e Milan avvertiti, allora. La ripresa è colma di insidie anche se il Cagliari con la peggiore media di gol subiti in trasferta fa meno paura dell’Udinese riveduta e corretta dalle abili mani di Delneri. A potenziare il credito delle due sponde milanesi può intervenire il prossimo mercato che è poi croce e delizia delle rispettive legioni di tifosi. Ad Appiano riprende a spirare il vento dell’entusiasmo. «La nuova proprietà è molto ambiziosa » è l’avviso ai naviganti juventini di Pioli. Hanno già scelto il rinforzo invernale: si tratta di Gagliardini, centrocampista, del vivaio atalantino, italiano, forse l’inizio di una nuova tendenza che cementi il senso di appartenenza. Il prestito con obbligo di riscatto è infatti la formula concordata con Percassi indispensabile per aggirare le tenaglie del fair-play finanziario concordato con l’Uefa. Ma poi bisognerà sfoltire la rosa (già partito Felipe Melo, si attende Jovetic per Siviglia) prima di raggiungere il pareggio di bilancio del prossimo 30 giugno. Sembra più facile aspirare al terzo posto.

Anche Montella strizza l’occhio al mercato prima di concentrarsi sul Cagliari. «Bacca e Niang incedibili? Nessuno è incedibile, neanch’io», la battuta per introdurre l’argomento serio che invece ha bisogno di una premessa. «Avremmo bisogno di fare qualcosa» la confessione pubblica che apre uno squarcio sullo scenario di una società con due teste, due proprietà, una al comando l’altra alla finestra, e ridotte possibilità di fare operazioni se non con la condivisione degli obiettivi e spese a saldo zero. Ed è questo il vero tormento del Milan squadra che avrebbe bisogno di poco per puntellare la costruzione di Montella e aspirare all’Europa. Ha detto ieri Vincenzo: «Entro 45-60 giorni sapremo a quale Europa possiamo aspirare». Già. Ma il terzo posto (una partita in meno col Bologna da recuperare l’8 febbraio) non è una chimera e sarebbe un tragico errore se, per mancanza di un rinforzo, l’obiettivo dovesse saltare. Forse è il caso che Fininvest e cinesi si mettessero per un giorno seduti intorno a un tavolo a discutere della materia.

L’eventuale Champions porterebbe ricavi ai prossimi azionisti. E se Fassone in queste ore si astiene è perché, forse, comincia a coltivare anche lui qualche sospetto sul closing del 3 marzo. Prendiamo il caso Keita: Mirabelli, ds in pectore con Fassone, lo avrebbe «prenotato» per giugno, Galliani lo vorrebbe per gennaio. Domanda: non è venuto il momento di inaugurare una strategia comune? Anche Deloufeu non è Keita e il suo arrivo non aggiungerebbe granché al gruppo mentre un centrocampista di spessore toglierebbe dalle spalle del giovane Locatelli (oggi il compleanno) responsabilità eccessive.