Inter, fiducia al tecnico e conti migliori

L'allenatore olandese De Boer per ora resta. E nel club c'è chi parla ancora di obiettivo scudetto

L'Inter, tra l'esame del bilancio e le affermazioni di Zhang e Thohir per interposta persona, ha blindato a tal punto la panchina di De Boer che il ds Ausilio ha affermato: «Non abbiamo mai cercato un sostituto del tecnico olandese che riscuote la nostra fiducia. Sfido chiunque ad affermare il contrario. Piuttosto molti si sono proposti. Siamo convinti di aver fatto una scelta vincente ad agosto e la sosteniamo senza tentennamenti». Dello stesso tenore le dichiarazioni dell'ad Bolingbroke, che addirittura s'è spinto oltre ogni immaginazione parlando di obiettivi: non solo qualificazione in Champions League, ma addirittura scudetto. Basta crederci. «Abbiamo ancora nella nostra agenda la sfida scudetto», le parole nude e crude che hanno fatto arricciare il naso perfino ai più incalliti tifosi della Beneamata. In questo periodo la comunicazione non è il forte di casa Inter. L'altro giorno Thohir aveva subordinato la permanenza di De Boer ai risultati. Più onesto e credibile, lui, del suo collaboratore. La contraddizione è evidente. Lo è anche su Moratti, di cui non si capisce il ruolo, consulente, amico o che altro? L'altro giorno i dirigenti si erano detti «stanchi delle sue intromissioni mediatiche», ieri il portavoce di Zhang ha parlato di contatti continui, addirittura quotidiani, con il past-president. Basta mettersi d'accordo. Altrimenti non si possono accusare i media di fornire una realtà distorta sul club nerazzurro.

Una cosa è certa. Zhang e Thohir, ieri assenti all'assemblea degli azionisti, l'uno per motivi di lavoro, l'altro per le precarie condizioni del padre, sono costretti dal patto societario a condividere qualsiasi decisione. È previsto, infatti, il diritto di veto, a chi possiede almeno il 10% delle azioni. E Thohir, pur non avendo più la maggioranza, è sopra questa quota. Ma quanto durerà il sodalizio? A noi risulta che spetti all'indonesiano decidere quando e come uscire dalla comune nerazzurra. Ma Hisenta Hioe, braccio destro del presidente, ha affermato giusto il contrario: «Viviamo con passione questo momento di transizione. Noi ci siamo e ci saremo fino a quando mister Zhang lo riterrà opportuno». Come dire che sono in uscita. O no? Per il momento Thohir, al pari di Bolingbroke, è confermato: l'ha affermato il rappresentante di Suning in risposta a quei piccoli azionisti che volevano delucidazioni sulla posizione dei due.

In questo scenario paradossale, che tanto sarebbe piaciuto a Eduardo De Filippo, l'assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio 2015-16 che ha mostrato un netto miglioramento in confronto al passato. Il risultato netto consolidato è passato da una perdita di 140,4 a una di 59,6 milioni. A loro volta i ricavi sono saliti a 241,4 milioni, in crescita del 21,6%, rispetto ai 198,5 milioni dell'esercizio precedente. Interessante anche il risultato relativo al Financial Fair Play, caro all'Uefa, che presenta una perdita inferiore ai 30 milioni per l'estrapolazione di alcune operazioni di mercato che hanno impedito ad alcuni giocatori di essere iscritti nelle liste Uefa dell'Europa League. Il patrimonio è aumentato di 142 milioni. E il finanziamento del nuovo socio di maggioranza assomma a 180 milioni. Questa volta il bilancio appare migliore della classifica. È già un successo.