Inter-Milan, è una questione fra presidenti

Il derby di Milano sta già scaldando i motori, la frenesia per la prima sfida autentica (dimenticati quelli estivi di segno rossonero) del nuovo anno calcistico è sotto gli occhi di tutti: quasi 70mila i biglietti bruciati nella prevendita, previsti l'esaurito e l'incasso milionario. Anche i rispettivi presidenti hanno preso a marciare spediti verso domenica 13 settembre con interventi di segno opposto, specchio per niente deformato dei diversissimi stati d'animo registrati nei due accampamenti. Erick Thohir, il presidente, dopo quel po' po' di mercato (complimenti a Piero Ausilio), ha dato voce all'ottimismo dichiarato di Mancini pronto «a puntare in alto», il più in alto possibile possono aggiungere i tifosi, ringalluzziti dalla notizia del recupero di Icardi per l'attacco, fin qui tenuto in piedi dalle prodezze balistiche di Jovetic. Silvio Berlusconi ha invitato a cena Galliani e Mihajlovic per avere notizie sull'andamento lento del suo Milan, lasciato in forma contro il Perugia in coppa Italia e scoperto con l'affanno persino nell'amichevole di Mantova. Il coraggioso magnate indonesiano ha cementato la fiducia del popolo neroazzurro soddisfatto dall'attuale primato, l'ex premier ha approvato il metodo da domatore di Sinisa intervenuto con la frusta già un paio di volte per segnalare le inadempienze dei suoi, che siano titolari o aspiranti tali.

E d'altro canto il derby in arrivo non è solo il primo simbolico bivio di una stagione che può già provocare scossoni e malumori nei rispettivi quartier generali ma è l'appuntamento scelto da mister Bee Taechaubol, il prossimo socio di minoranza del club milanista, per festeggiare il proprio compleanno e debuttare a San Siro. «Ci sarà se invitato dal presidente» ha fatto sapere il suo staff, sensibile al protocollo: fino a quando non sarà firmato il contratto e non ci sarà il passaggio delle azioni da Fininvest al capo del consorzio di investitori asiatici, mister Bee non è ancora formalmente il secondo azionista del Milan.

Mancini e Mihajlovic sono gli unici che possono giocare a carte scoperte perché si conoscono da una vita e perché hanno già incrociato i loro schieramenti annotando pregi e difetti del rivale. Scontato il copione tattico apparecchiato. La partita, tattica e non solo, si giocherà a centrocampo dove Mancini può schierare i suoi giganti, e tra questi (Guarin, Brozovic) il gioiello Kondogbia sfilato sotto gli occhi di Galliani nella famosa sera del 10 giugno a Montecarlo. Proprio qui, a centrocampo, dove Soriano è stato sedotto e poi abbandonato e Witsel rimasto a metà strada tra Milano e San Pietroburgo, Sinisa ha i suoi maggiori tormenti costituiti dall'infortunio di Bertolacci, dai ritardi di Montolivo e dal discutibile rendimento di altri comprimari. Così alla fine sarà quasi costretto dagli eventi a puntare su Kucka, appena arrivato dal Grifone e da Gasperini definito «la locomotiva» del Genoa. Per resistere all'evidente superiorità fisica dell'Inter, forse il Milan avrebbe bisogno di un "freccia rossa". In questo snodo della stagione solo i due attaccanti, Bacca e Luiz Adriano, possono meritare la metafora ferroviaria.