Inter tra passato e futuro: il Profeta vede Mazzarri ma San Siro vede Sinisa

Hernanes spinge Walter e i compagni: "Non siamo il Bayern, ma cresciamo". Mihajlovic: "Nerazzurri la mia famiglia. A chi non piacerebbe allenarli?"

«Sembra che all'interno della stampa ci siano pochi interisti. Si parla di crisi senza mai incoraggiarci». L'ingenuità del Profeta ieri mattina all'Expogate Spazio Sforza di piazza Cairoli.

L'ha fatta lui la conferenza prima della Sampdoria, magari porta bene: «Però il presidente Thohir è una brava persona che non si fa condizionare dai media. Comanda e decide in casa sua, ha fiducia nel mister e nella squadra. Io ho sensazioni positive, ci attende un futuro radioso». In tempi di recessione Hernanes non ha badato a spese, in mezz'ora ci ha messo dentro tutto, lui è in un buon momento: «Sento spesso parlare del gioco, forse ci paragonano al Barça o al Bayern, squadre dove i giocatori sono assieme da anni. Noi siamo in crescita e siamo una squadra nuova. Secondo me abbiamo fatto buone gare, non parlo di quando ne abbiamo perse due di fila, con un po' di caos. Pian piano cresceremo. Abbiamo il nostro modo di giocare, non copiamo la Fiorentina o altre, sfruttiamo le nostre caratteristiche come quelle mie e di Kovacic».

Seguire il Profeta potrebbe diventare una buona via di salvezza, ha parlato da leader, un ruolo che manca all'interno della squadra: «Contro il Napoli si sono visti i progressi, contro il Cesena abbiamo vinto e serviva solo quello, abbiamo tracciato la strada da percorrere, non è vero che abbiamo approfittato della loro inferiorità numerica, stavamo facendo noi la partita anche quando eravamo 11 contro 11». Detto così sembra di aver visto un'altra cosa. Lontano dalle polemiche, dallo stress, dal chiacchiericcio, lontano da un mucchio di gente, eppure indossa la stessa maglia degli altri. La dritta da seguire per fare muro contro le polemiche. Quel buon diavolo di Mazzarri magari ti dice le medesime cose ma raggiunge un effetto diverso. Ma ha le sue belle attenuanti. Ieri giusto per non farsi mancare niente, ha incassato anche le speranze di Sinisa Mihajlovic, uno pericolosissimo perché è amato dalla tifoseria quanto Walter Zenga e in più sta facendo una buona serie A: «E a chi non piacerebbe allenare l'Inter? Per me è come una grande famiglia». Detto, ha aggiunto, con grande rispetto per chi adesso è sulla panchina nerazzurra. Era il vice di Mancini visto al Mannuzzi nel week end, a sensazione una candidatura più forte, ingaggio umano, reazioni d'impeto che tengono svegli. L'anno scorso rovinò l'esordio da presidente di Erik Thohir a San Siro che alla fine commentò: «Bisogna giocare bene per 90' non solo per 45». Gol dell'1-1 di Renan al 45' del secondo tempo, per il neo presidente un bell'assaggio, adesso probabilmente sarebbe disposto a prendere anche quei 45 minuti buoni.

A Mazzarri davanti alle telecamere di Inter Channel è toccato parlare della gara, e soprattutto del momento: «Le difficoltà si superano insieme, San Siro contro il Napoli ci ha aiutato tanto, ci ha dato la spinta per fare una grande gara, anche se poi non siamo stati fortunatissimi in quella partita. Magari gli episodi inizieranno a darci ragione e magari riusciremo a a svoltare facendo una grande gara». Sa che Thohir non gli sta contando le partite ma sa anche che c'è la fila per sedersi dov'è lui adesso.

Fra i convocati manca Fredy Guarin, c'è il giovane Camara assieme a Puscas e Bonazzoli, la squadra è quella di Cesena con Vidic che rientra al centro della difesa.