Inter a porte aperte passa anche il Siena

Ha ragione Andrea Stramaccioni, San Siro non è diventato uno stadio maledetto, è solo questione di numeri.
E i numeri dicono 11 gol presi e 5 fatti, due pareggi e tre sconfitte. Si potrebbe partire dal solido terreno dei numeri, senza cozzare contro il progetto che c'è dietro a una squadra con diversi nuovi acquisti, ieri cinque dal primo minuto, e un allenatore alle prime armi, quindi più difendibile di uno scafato marpione delle panchine.
Il calcio però è questo, neppure il Siena era quello della stagione scorsa e in panchina ha un tecnico nuovo. Ha giocato da Siena, non è vero che dietro era schierato a tre ma aveva costantemente cinque difensori in linea, senza vergognarsene, con due guastatori pochi metri schierati davanti alla difesa, più Rosina a fare il trequartista in fascia e due punte mobili, non due fuoriclasse, ma generose e reattive. L'Inter davanti a tanta semplicità è riuscita a complicarsi novanta minuti filati senza interruzione e in questo, con tutto il rispetto, siamo al record. Diciamo le cose in modo più chiaro: l'Inter ieri non ci ha capito niente e quello che preoccupa maggiormente la dirigenza, è che non si trovava davanti a una squadra di livello, così come le era già successo con Hajduk, Vaslui e Rubin Kazan. Ad un certo punto c'erano in campo contemporaneamente Milito, Cassano, Sneijder, Alvarez e Coutinho, una massa confusa che si sommava ai dieci senesi che difendevano nella loro trequarti. L'Inter le ha provate tutte, è partita con i triangoli stretti, ma non è mai riuscita a entrare in area, allora ha provato con il tiro dalla distanza ma ha preso poche volte la porta.

A metà primo tempo il Siena ha preso addirittura in mano la partita, si muoveva meglio, dietro respingevano come un marciapiede ogni attacco, in mezzo Vergassola e D'Agostino lavoravano per quattro e quando Rosina prendeva il pallone cominciava a tagliare il campo in orizzontale portandosi dietro mezza Inter. Comunque questi sono giudizi, la cronaca segnala la prima palla gol della partita ed è del Siena, fuga di Del Grosso sulla sinistra, centro, Calaiò si tuffa ma non ci arriva di un niente. Era il 16'. Dieci minuti dopo centro dalla sinistra della difesa dell'Inter, bucano Milito, Calaiò e Handanovic, la palla finisce sui piedi di Ranocchia che istintivamente fa un gesto fortunato e la palla, a mezzo metro dalla riga di porta, si alza sulla traversa.
Si è visto di peggio? Sì, la ripresa.

L'Inter è rientrata con gli stessi, in fondo nessuno aveva demeritato al punto da pagare per tutti e le palle gol c'erano state. Un colpo di testa di Cambiasso alzato sulla traversa, un destro di Sneijder messo in angolo, impatto mancato da Milito a porta vuota, una girata di Cassano nell'area piccola messa in angolo da un Pegolo in versione miracolato.
E la ripresa era iniziata allo stesso modo, sventola di Sneijder deviata in angolo, Milito in area piccola che colpisce di testa e manda fuori di mezzo palmo, tutti che più passa il tempo vogliono fare gol. Invece lo fa il Siena, l'Inter preme sbilanciata, Vergassola chiude un triangolo magistrale e trafigge Handanovic. È il trionfo della semplicità del calcio che si ripete a tre minuti dal fischio finale, Sestu fila sulla destra e lascia indietro Alvaro Pereira, centra e Valiani segna di testa il 2-0. C'era Nagatomo solo in area, situazione che si era già verificata due volte e il giapponese era sempre riuscito a rimediare deviando di testa, ma sembrava evidente che il rischio c'era stato e bisognava impedire si perpetuasse nuovamente. E poco prima che Sneijder zittisse il pubblico che fischiava molto composto e giustamente deluso, ancora Calaiò di testa aveva costretto Handanovic al tuffo. Tre sarebbero stati una picconata, ma due ci stanno tutti.