Da Palacio a Jonathan, tutto facile per Mazzarri

Difesa ancora imbattuta, all'attacco è in crescendo l'intesa tra gli argentini. La traversa ferma Icardi ed Hernanes

nostro inviato a Verona

Un po' d'ironia perché altrimenti si incensa troppo questa Inter che in fin dei conti sta solo recuperando una posizione più consona al nome che porta. Ma è altrattanto vero che del terribile Verona al Bentegodi si è visto proprio poco, un tuffo di Toni alla mezz'ora del primo tempo ha incendiato gli animi, tutti da Banti a chiedere il rigore, Ranocchia di sicuro non lo tratta benissimo, lo sfiora, gli mette le mani sulla maglietta, ma anche se tutto questo avviene in area siamo lontani da una decisione pesante. Come si sente toccare Toni si lascia andare, troppo poco. Fino a quel punto, e anche dopo, tanta Inter che vince tutti i duelli, si muove perfino meglio Mauro Icardi che mette Moras sotto pressione e lo fa litigare con Cacciatori che non lo aiuta sulle diagonali. L'argentino scatta, si propone, torna nella sua metà campo a dare una mano, al quinto prende anche una traversa nel suo pezzo migliore, lo stacco in area da fermo con grande elevazione e colpo di testa. Guarin, suo l'assist, si dispera, è stato tutto molto bello, l'Inter sembra quasi prima in classifica. Pochi minuti e ancora Icardi, questa volta su assist di Jonathan, in elevazione in piena area.
Eppure il Verona era partito forte, pressing alto, tanta corsa e volontà fino alla trequarti, poi il buio, tanto che Toni, attorno al ventesimo, non è riuscito a trattenere tutta la sua delusione per l'ennesimo pallone sprecato malamente. Ma a quel punto l'Inter era già passata per merito di Jonathan, palla in mezzo bassa e Palacio di piatto destro pronto e preciso a metterla, tredicesimo centro in omaggio al suo rinnovo. L'area era intasata ma è stato talmente rapido che sulla palla ci è arrivato solo, anche questo un classico del repertorio.

L'Inter non ha mai sofferto veramente, eppure questo è il Verona che ha messo paura alla Juve recuperando due reti nel finale con i campioni d'Itala con gli occhi fissi sull'orologio del Bentegodi a cercare la fine. A inizio ripresa ha prodotto il suo sforzo maggiore, una scivolata da brivido di Ranocchia in area è stato il momento di maggior panico ma poi è stato lo stesso centrale a spazzare. Un minuto dopo traversa di Hernanes su punizione, quasi incrocio, il segnale che ieri sera l'Inter era da lasciar perdere. Il brasiliano non si era visto molto nel primo tempo, forse l'unico a non entrare in partita, ma gli è bastato un pallone per scoprire nuovamente il suo nome. Il secondo legno ha in qualche modo legittimato il vantaggio che il solo gol di scarto faceva apparire debole. L'Inter ha preso sempre più campo con manovre semplici e precise, un paio di sventole di Guarin, una terribile, l'altra fuori di circa una cinquantina di metri accompagnata dai fischi del Bentegodi, hanno tenuto il Verona lontano da Handanovic fino al raddoppio di Jonathan. Questa volta ha fatto tutto lui, difficile metterlo in discussione quando trova queste serate. Lui e Nagatomo sono due esterni veri, di quelli che sanno fare la fascia in tutte e due le fasi, hanno l'eta che invoca Thohir e sembrano proprio due che non hanno pretese. Ieri sera il giapponese era in tribuna per un problema muscolare emerso nel primo pomeriggio, D'Ambrosio si è infilato la maglia numero 33, ha fatto il suo esordio dall'inizio e non l'ha assolutamente fatto rimpiangere, Romulo non s'è visto, Iturbe è andato sull'altra fascia.

Ora ci si potrebbe chiedere questi dove vogliono andare o dove possono andare. La prova del Bentegodi è stata rotonda, completa, Ranocchia ha dato un'altra prestazione splendida davanti al ct Prandelli in tribuna forse proprio per lui. Difesa ancora imbattuta, intesa fra Palacio e Icardi in crescendo con grandi margini, ieri sera hanno giocato quasi in linea, verso la mezz'ora della ripresa Guarin ha lasciato il posto a Kovacic che ha iniziato a ballare sul cerchio della metà campo. E se ci sono nuove stelle nel firmamento di Thohir, ieri sera non si capiva proprio dove metterle a brillare.