Inzaghi alza l'asticella «Qui non ci si accontenta Terzo posto per il Milan»

«Montolivo sta bene. A Torres serve il gol per sbloccarsi Presto riparleremo anche di scudetto». Idea Diamanti

Milanello Adesso che arriva il bello (rincorsa al terzo posto) oltre che il difficile (Genoa, Napoli e Roma la sequenza prima di Natale), Pippo Inzaghi è pronto ad alzare l'asticella, tenuta rigorosamente bassa nelle settimane precedenti. «Per arrivare al terzo posto dobbiamo fare qualcosa di fantastico, lottare col Napoli, ma ce la possiamo fare» è il suo grido di battaglia lanciato al gruppo in viaggio verso Genova, che non è di sicuro un porto calcistico molto accogliente. Anzi la squadra di Gasperini, reduce da una striscia di 8 risultati utili consecutivi (5 vittorie e 3 pareggi), è stata capace di sacrificare anche il passaggio del turno in coppa Italia (a Empoli schierate le seconde e terze linee, guidate dal mitico Antonini oggi in panchina…), pur di presentare a Marassi una squadra piena di energie fisiche e nervose e conservare quel terzo posto diventato il fiore all'occhiello di Preziosi. «Lui è convinto che non ci sia partita tra il Genoa e il Milan» la confidenza fatta nei giorni scorsi da Adriano Galliani che stamane ritirerà l'Ambrogino prima di volare verso Marassi. I due vivono d'amore e d'accordo non soltanto l'estate al bagno Roma di Forte dei Marmi ma anche nel resto dell'anno, specie in tempo di mercato, dove spesso concludono affari anche se il presidente del Grifo sostiene che il suo sodale «è Diabolik quando c'è da discutere di trasferimenti».

Adesso che arriva il bello e il difficile, Inzaghi non si tira indietro ed è una notizia, lo fa per la prima volta da quando è alla guida dell'ultimo Milan, povero in classifica e indecifrabile, oltre che indebolito da tante assenze (Abate, De Sciglio, Alex) tutte concentrate in difesa. «Pensare in grande aiuta a diventare grande» il suo slogan, magari confezionato dopo aver ascoltato le lodi berlusconiane. «Non sono venuto al Milan per accontentarmi, e anzi penso che presto riprenderemo anche a parlare di scudetto» la frase successiva che sembra fatta apposta per sconfiggere lo scetticismo del popolo rossonero, non ancora convinto dello spessore di questa squadra, nonostante i due gol all'Udinese, nonostante i complimenti del presidente, nonostante il bel calcio mostrato al cospetto di Stramaccioni. Troppo poco dicono i nostalgici dell'epoca d'oro. Ecco perché c'è bisogno di alzare l'asticella e scavalcare un rivale più accreditato, inatteso in quella posizione di classifica e che consente a Gasperini di avvertire i suoi («quando più in alto sali, più male ti farai alla prima caduta») sul pericolo vertigini. Di qui, probabilmente, la scelta, coraggiosa, di partire a centrocampo con Montolivo. «Sta bene, è pienamente recuperato, parlerò con lui per conoscere le sue sensazioni» il giudizio di Pippo che è solo l'annuncio del ritorno del capitano nel settore rimasto più scoperto negli ultimi mesi. E anche un'altra idea sta prendendo corpo a Milanello: per sostituire Honda impegnato in Coppa d'Asia si sta pensando di riportare in Italia Diamanti. Rispedito in panchina l'olandese Van Ginkel: non è piaciuto a Pippo e allo staff tecnico perché è stato troppo scolastico, per giocare nel Milan serve ben altro talento. Ma sul punto è forse un errore pretendere che Van Ginkel, 22 anni, appena sbarcato in Italia, dopo lunga inattività, faccia il Pogba. Non ce ne sono molti in circolazione come il francese.

Così come pochi sono quelli del calibro di Menez, neo pupillo di Berlusconi, l'unico in grado di spingere Torres in panchina («gli serve solo il gol per tornare il Torres che conosciamo e che io ho voluto» la paternità dell'operazione reclamata dal giovane tecnico in versione «petto in fuori»). Adesso che viene il bello e il difficile, Inzaghi riparte dal francese leader, «tecnico e comportamentale», di questo Milan che per la prima volta prova a volare ad altezza terzo posto. Allacciatevi le cinture.