Inzaghino sfida la Juve Lazio contro i numeri di una partita proibita

"Non la battiano dal 2003, è arrivata l'ora" Ma negli ultimi 23 incroci ha perso 17 volte

Per i fratelli Inzaghi le statistiche sono sempre state il pane di cui cibarsi. E allora ieri il buon Simone, tecnico della Lazio, ha ripetuto due volte che «la mia squadra non ha la meglio sulla Juventus dal 2003: certi numeri vanno battuti». Buona premessa, per chi non ha il bianconero nel cuore, è almeno quella di volerci provare, senza limitarsi ad aspettare. «Raramente ho rinunciato al 4-3-3 ma, più che il modulo, conterà l'atteggiamento dei calciatori». Insomma: la Lazio vuol fare da vittima sacrificale contro i campioni d'Italia, ha un buon morale derivante dalla vittoria d'esordio sul difficile campo di Bergamo, ritrova il fresco campione olimpico Felipe Anderson («si è allenato bene»: il che, dopo la turbolenta stagione passata, è già una notizia) e spera di avere anche l'apporto di una tifoseria che rimane comunque scettica. «Sarebbe stato meglio affrontare una squadra più abbordabile, ma va bene così ancora Inzaghi -. Trovo la Juve per la seconda volte in nove partite: si vede che era destino».

Pregusta la sfida, il meno famoso dei due fratelli: consapevole che un successo o comunque una buona partita cementerebbe davvero un ambiente particolare e una panchina che gli è stata (ri)consegnata dopo avere inseguito per settimane profili più nobili. Ovviamente servirà un'impresa, anche perché certi numeri fanno spavento: oltre ai 17 ko negli ultimi 23 incroci, la Lazio perde contro i bianconeri da quattro match di fila senza avere nemmeno segnato un gol (10 quelli subiti), mentre la Juve ha vinto 27 delle ultime 29 partite di serie A. Come se non bastasse, alla tenzone parteciperà sia pure in corso d'opera anche Higuain: il quale ha affrontato i biancocelesti sei volte segnando la bellezza di undici gol. E Dybala? Cinque reti in sei match, per gradire. Tanto per cambiare, quindi, Signora sulla carta imprendibile: con Mandzukic in campo dal primo minuto al posto del Pipita («ha avuto un lieve affaticamento negli ultimi giorni», così Allegri) e probabilmente pure con Lemina playmaker al posto di Pjanic, in panchina ma non ancora al top. Bissare la vittoria contro la Fiorentina equivarrebbe a lanciare un primo segnale alla concorrenza, già smarrita di suo: «Non basta un turno di campionato per tagliare fuori le nostre avversarie - ricorda Allegri riferendosi a Napoli e Inter - L'anno scorso, alla decima giornata, eravamo in una situazione ben più complicata».

Sarà una Juve schierata ancora con il 3-5-2, con Benatia al posto di Bonucci (non convocato per motivi personali), senza Zaza volato a Londra (West Ham dietro l'angolo: affare ormai fatto, per 25 milioni più bonus) e Dani Alves ed Evra in vantaggio su Lichtsteiner e Alex Sandro per occupare le corsie esterne. Sullo sfondo, il mercato ancora da chiudere pensando non solo a Matuidi («ne ha parlato Marotta») ma addirittura a James Rodriguez, capocannoniere dei Mondiali 2014 in rotta di collisione con Zidane al Real Madrid: secondo alcuni il colombiano (seguito anche da Chelsea e Arsenal) starebbe cercando casa a Torino, la formula di pagamento sarebbe tutta da inventare ma non sarebbe nemmeno la prima volta e il precedente di Morata invita a stare sul chi va là. Prima, però, la Lazio: con Immobile, cresciuto in bianconero, al centro dell'attacco. Da non trascurare nemmeno lui, ecco.