"Io, una 50enne solitaria Così ho fermato il tempo"

La campionessa di canoa: a 48 anni è all'ottava olimpiade. "Portabandiera? Sarei stata brava come la vezzali..."

Josefa Idem gareggerà sul k1 500 metri martedì 7 agosto, nel bacino Iton Dorney, mentre la finale sarà giovedì 9. A Pechino, a quasi 44 anni, migliorò il proprio record di più anziana canoista sul podio: a 36 fu oro (Sydney 2000), vanta anche due argenti (Atene '04 fu il primo) e due bronzi, per l'Italia Atlanta '96. Sefi disputerà l'ottava Olimpiade di fila, come i fratelli Piero e Raimondo D'Inzeo, colonnelli dei carabinieri presenti dal '48 al '76. «I maestri dell'equitazione erano aiutati dal cavallo - racconta la tedesca trapiantata in Romagna, 48 anni da compiere il 23 settembre - io faccio viaggiare la canoa da sola. Gareggiai per la Germania Ovest a Los Angeles '84, ottenendo il bronzo, e a Seul '88».

All'epoca sembrava un'atleta normale, mancò il podio anche a Barcellona. Nel frattempo però aveva conosciuto il marito Guglielmo Guerrini.

«Pensate che era un tecnico di pallavolo. Venne a vedermi a Praga, nel settembre del '90, mentre mi allenavo: è il mio coach, a Londra sarà presente assieme al ct Gianni Mazzoni».

Il velista austriaco Hubert Raudaschl partecipò a 9 Olimpiadi, dal '64 al '96. Lei si accontenta di essere la donna più presente?

«Non è detto che mi ritiri il prossimo mese. Lo sport per me è una professione, finché rimango nei 3 parametri giusti, ovvero fisico, motivazione e risultati, non vedo perché dovrei smettere. Quando dal corpo arrivano segnali di crisi so come trovare le contromosse».

Un anno e mezzo fa, a scuola, guardando le altre mamme pensava a una vita normale...

«Fu un passaggio pericoloso, non ero più monotematica sulla canoa; mi diedi una scossa e ho rimesso il turbo. Sarebbe pure ora di voltare pagina, di scoprire nuove cose».

In Cina mancò l'oro per 4 millesimi... Obiettivo medaglia?

«Favorite sono la tedesca Wagner, vincitrice dell'Europeo, e l'ungherese Kozak: ciascuna si gioca la propria carta».

Guido Balzarini fu l'oro azzurro più anziano, a 49 anni, nel 1924, nella sciabola.

«Lo sport all'epoca era meno spinto, sul piano fisico, e la scherma è meno dispendiosa della pagaia. Dopo il titolo olimpico conquistato in Australia, a chiedermi di non smettere fu mio figlio Janek: a 17 anni gioca a tennis. In Grecia l'argento arrivò appena 15 mesi dopo il parto di Jonas».

A Ravenna è ancora assessore comunale allo sport?

«No, mantengo comunque buoni rapporti con la giunta».

Lei è di sinistra.

«Nella concezione più pura del termine, ovvero per compiere le riforme sociali, la priorità della politica».

Carlton Myers fu portabandiera azzurro nel 2000, pur essendo nato a Londra. Da italiana per matrimonio, anche lei ci sperava?

«Sono orgogliosa di essere stata considerata fra le papabili, Vezzali certamente è tra le più medagliate dello sport. Fossi stata designata, avrei dato un senso di internazionalità, di Europa unita: era un messaggio diverso proveniente dall'Italia, considerato anche il primato di partecipazioni e in una disciplina tanto faticosa... Avrei rappresentato gli italiani bene quanto Valentina».

Quando rinascerà una campionessa così longeva?

«Passeranno lustri, forse».

È alta uno e 76 per 69 chili, a riposo ha 54 pulsazioni, come massimo avvicina ancora le 190.

«Mi nutro seguendo le indicazioni di un dietologo. Mangio carboidrati senza glutine, cercando di mantenere in equilibrio grassi e proteine».

La sua giornata tipo?

«Sveglia alle 6, assieme a mio marito. La prima seduta è alle 8, con 2 ore in barca, il seguito dipende dal meteo, scegliamo fra pesi e corsa. Pranzo e, alle 16,30, secondo allenamento, di due ore. Sono 6-7 di training quotidiano, a giorni alterni c'è fisioterapia».

Cena prima delle 20, a che ora va a dormire?

«Alle 21,30, con qualche eccezione».

Dove si allena?

«Dietro Mirabilandia, il famoso parco giochi. C'è il bacino artificiale di Spandiana, della canottieri Ravenna».

Qualche tifoso la segue?

«Dipende. Qualcuno viene in barca accanto a noi, gli orari sono particolari e la mia specialità è per definizione solitaria. Io poi detesto lavorare male, il mondo andrebbe meglio se ciascuno svolgesse bene la sua professione: non accetto di battermi sotto il 120% delle possibilità».