Italjet da Olimpiadi Non solo Paris Inner sfiora il podio

Le parole di Claudio Ravetto dopo la vittoria di Paris nella prima discesa dell'inverno sono rimbombate dalle Rocky Mountains alle Alpi: «Mi spiace per gli altri, ma Dominik è forte, e lo sarà per altri dieci anni». Il direttore agonistico e i suoi tecnici sono stati i primi a stupirsi del risultato di Paris sulla pista di Lake Louise, non certo la preferita dall'uomo della Val d'Ultimo. Fra l'altro, l'azzurro come sua abitudine si era nascosto nelle prove, perché, come ama ripetere «è in gara che bisogna andare forte, prima a cosa serve?». Facile a dirsi, per farlo serve però una grande sicurezza. Ci sono atleti che devono sempre dimostrare di essere i migliori, lui si accontenta di esibirsi in gara. Tre vittorie in meno di un anno la dicono lunga sul suo carattere. Che fuori dalle piste è quello di un uomo pacifico, gentile, simpatico, festaiolo, sempre positivo, il massimo quindi per un gruppo di campioni che sulla carta e per risultati ha il suo leader in Christof Innerhofer.
Cinque anni più vecchio di Paris, Inner per molti aspetti è l'opposto del compagno di squadra: appare molto più ambizioso e ama la ribalta che invece lascia indifferente Paris. Il dietro le quinte narra di una forte rivalità fra i due, ma più da parte di Christof che di Dominik, che sembra fregarsene altamente degli altri, concentrato solo su se stesso e sulle sue prestazioni. La situazione è in ogni caso molto positiva per la crescita di un gruppo già forte, ben equilibrato e magistralmente gestito da tecnici che il mondo ci invidia e che se non hanno mai cambiato casacca e bandiera è solo perché non hanno voglia di imparare le lingue straniere. Piemontesi alla guida di un gruppo quasi interamente altoatesino creano un mix vincente, gli obiettivi sono comuni e rileggere alcune interviste fatte alla vigilia della stagione fa effetto visto che sia Paris che Gianluca Rulfi, il responsabile tecnico del gruppo, avevano espresso il desiderio di «partire forte fin dalla prima gara».
Dominik l'ha fatto in discesa, Innerhofer l'ha fatto ieri in superG, quarto posto su una pista che anche per lui era sempre stata ostica, troppo facile, troppo pianeggiante. C'è da giurare che la vittoria di Paris lo abbia caricato e motivato, un campione non ama essere secondo a nessuno, men che meno a un compagno di squadra. Ieri Inner ha perso il podio, lontano 3/10, per qualche titubanza nella parte alta della pista, ma nel tratto più tecnico è stato a livello dei migliori tre, Aksel Lund Svindal, Matthias Mayer e Georg Streitberger. Con due atleti sul podio e altri tre fra i primi 10, l'Austria ha dominato il superG, ma come già in discesa la vittoria è finita altrove ed è questo a far impazzire un popolo che vive di e per lo sci e per la discesa in particolare. Non per niente i vincenti Paris e Innerhofer sono molto più popolari oltralpe, e non solo per il fatto che parlano il tedesco meglio dell'italiano. Hanno vinto sei, tre a testa, delle ultime nove gare di discesa, può bastare?