Je suis européen

A rrivederci alla prossima. E' sempre così, per la Croazia, dall'anno della sua recente fondazione, il 1991. L'unica eccezione risale al Mondiale 1998 dove la nazionale con la maglia a scacchi rossi e bianchi conquistò uno storico terzo posto. Poi ha perso occasioni in serie, come nell'Europeo del 2008 quando si arrese alla Turchia nei quarti, fra l'altro ai rigori, dopo aver eliminato l'Inghilterra nelle qualificazioni ed aver vinto il girone della fase finale a punteggio pieno. L'altra sera ha buttato via la possibilità di raggiungere la finale in una ipotetica sfida con il Belgio perdendo nel peggiore dei modi con il Portogallo. Varrebbe la pena di scrivere "croati sciagurati", fa anche rima. Assurdo rinunciare al talento dei suoi migliori giocatori e appiattirsi sull'onda della cantilena lusitana. Ne è scaturito un dato impietoso: 0 (zero) tiri in porta nei primi 90', mai accaduto in un Europeo e neanche in un Mondiale. Inutile allora avere in campo Srna, Modric, Brozovic, Mandzukic. Assurdo ricorrere solo in zona Cesarini a Pjaca, il giovane più interessante di tutto il torneo, lasciare il centravanti della Juve nella gabbia avversaria e inserire Kalinic al suo posto invece di affiancarlo. Lasciatemi allora dire che il peggiore in pagella risponde al nome di Ante e al cognome di Cacic, il ct croato, per non aver creduto a sufficienza nella sua nazionale. Con paura. I suoi non hanno fatto di meglio giocando con il braccino corto, timorosi di andare incontro alla storia, stressati dalla pressione. Il tutto nel giorno in cui i loro tifosi, dimenticandosi i dissidi interni, si sono comportati da tifosi.

Logico allora che un campione vero, Cristiano Ronaldo, pur in precarie condizioni, abbia deciso la sfida nei supplementari regalando all'ex interista Quaresma, vecchio pallino del connazionale Mourinho, l'appuntamento con il gol e i quarti. Il Portogallo avanza con il suo valore aggiunto. La Croazia torna a casa con un bagaglio pieno di rimpianti, niente di nuovo all'orizzonte.