Jorge, Dani e Marquez Tre giovani marziani e un terrestre: Valentino

Il Dottore 4° nel Gp dominato dal compagno Lorenzo: "Quelli sono i piloti più bravi che abbia incontrato"

Non è bollito il Vale. È semplicemente stranito. Da quando è tornato in Yamaha sta vivendo qualcosa di simile a quanto passato da Michael Schumacher nella sua seconda esperienza in F1. Con la differenza che ha già dimostrato di essere meglio di Michael Schumacher e che però Schumi si era fermato per davvero. Non è bollito Rossi perché, grazie al dio dei motori, c'è quel sigillo arabo firmato nel Gp d'apertura in Qatar: un secondo posto con duello che vale come salvacondotto dalle troppe critiche lungo questa tormentata stagione. È stranito il Vale perché la formula new gomma, come in F1, condiziona parecchio anche il motomondo. Soprattutto, unita alle nuove potenze MotoGp, richiede approccio diverso in qualifica e nei primi giri a serbatoio pieno rispetto a quello seguito per anni dal Dottore. Si dirà: ma c'era anche lui nelle due stagioni scorse. No che non c'era veramente. S'era perso lui e s'era persa la Ducati. Tant'è che ancora ieri diceva «la mia Yamaha può fare cose che io non le riesco a far fare; forse è questo il risultato dei due anni trascorsi con la Rossa».
È stranito e non bollito il Vale soprattutto perché a Barcellona, mentre Lorenzo andava meravigliosamente a vincere, mentre Pedrosa andava meravigliosamente a resistere contro compagno Marquez meravigliosamente aggressivo, Vale per quasi due terzi di gara è riuscito a girare sui tempi del trio meraviglia e a centrare il secondo quarto posto stagionale. Per di più dopo due Gp da dimenticare. Per chi lo vorrebbe sempre vincente può sembrare un altro passo falso. Si tratta invece di un altro passo in avanti. Anche alla voce fortuna. Perché stavolta Bautista, subito dopo il via mentre lo attaccava come al Mugello, finendo a terra non l'ha centrato ma solo sfiorato. «Credo sia poco intelligente» dirà Rossi, «due volte è troppo».
Stranito ma non bollito il Vale perché sta prendendo le misure di questa sua nuova carriera nel motomondiale. «A inizio stagione avevo provato a guidare la moto come fa Lorenzo, ma sono subito tornato ai miei setting del passato» confesserà infatti nel dopo Gp. «E adesso riesco a fare qualcosa, pur restando in svantaggio rispetto ai ragazzi che sono davanti. Non credevo ci sarebbe voluto tanto tempo per riadattarmi alla moto. La verità è che sono lontano e non sarà facile riavvicinarmi, però resto ottimista». Stranito ma non bollito perché è come se a malincuore ma consapevolmente stesse decidendo di svestire i panni di marziano tenuti addosso una vita per indossare quelli di più grande fra i piloti terrestri. In fondo, libero da questo peso, a Barcellona, dopo la caduta senza colpe del Mugello ma quella colpevole di Francia, ha fatto una gara vista podio «perché non è vero che io non sia più abituato a lottare per la gara...». Poi ha però onestamente ammesso: «Non so se Lorenzo, Pedrosa e Marquez siano i più forti piloti che abbia mai incontrato, ma di certo sono i più bravi».