Joshua riporta la boxe nel tempio del calcio

L'inglese sfida a Wembley il vecchio Povetkin, oro olimpico 8 anni prima di lui

Lorenzo Amuso

Londra Nel tempio del calcio ha ricevuto la sua incoronazione. Ci ritorna per confermarsi l'indiscusso re dei massimi. Capace di riunire quattro dei cinque titoli iridati. Ancora imbattuto, con 20 vittorie - in 21 incontri - arrivate prima del limite. Questa sera difenderà per la sesta volta le sue cinture di campione. A Wembley, davanti ad 80mila persone, il quarto sold-out consecutivo in uno stadio. A conferma che Anthony Joshua è il volto del pugilato contemporaneo.

Eppure, alla vigilia dell'incontro con il russo Alexander Povetkin, il 27enne di Watford, con origini nigeriane, confessa di accusare una pressione insolita. Non per le critiche ricevute dopo il mancato accordo con Deontay Wilder (iridato per la WBC), rimandando l'incontro della riunificazione della classe regina. La pressione è sua, alimentata da quell'ambizione che ha portato Joshua- in meno di un decennio - dalla prima volta in palestra fin sul tetto del mondo. Sul ring incrocerà i guantoni contro un avversario al fatidico ultimo treno: 39 anni, Povetkin si presenta a Londra con un rispettabilissimo record di 34 vittorie (24 ko), ed una sola sconfitta da professionista, nel 2013, contro Wladimir Klitschko. Da quel ko, 8 vittorie (6 per ko) consecutive, ma anche due casi di positività all'antidoping. Meritandosi i fischi degli spettatori al termine del suo combattimento di marzo, contro David Price. Facile immaginare una simile accoglienza questa sera, anche perché il russo non è certo disposto a recitare la parte della comparsa. Campione olimpico ad Atene (2004), 8 anni prima che la stessa medaglia fosse indossata da Joshua a Londra. Dall'oro olimpico Joshua è diventato uno degli sportivi più pagati al mondo, e questa sera aggiungerà altri 22 milioni di euro al suo già notevole patrimonio. Una montagna di soldi che, però, non ha ancora zittito, chi fatica ad apprezzare la semplicità della sua boxe, basilare eppure dannatamente efficace.