Juve, Allegri manda sms. Napoli, Sarri resta muto

Le vigilie diverse delle favorite per lo scudetto Max: «Attenti o rischiamo come dopo Berlino...»

Torino - Cominciano loro. Juventus e Napoli. Prima e terza del passato campionato. La Signora ospitando il Cagliari (ore 18), il Napoli andando a Verona in serata. Da due delle sicure protagoniste della stagione che verrà, ci si attendono altrettante vittorie: se così non sarà, avanti con i primi mugugni. Perché la Juventus ha già perso la Supercoppa e ha zoppicato pure prima, mentre il Napoli ha sì un piede e mezzo nel tabellone principale di Champions (martedì il ritorno a Nizza, dopo il 2-0 dell'andata) ma si porta dietro i soliti dubbi legati alla capacità di reggere il doppio impegno. Per di più, lo scorso anno la squadra di Sarri cominciò la sua stagione pareggiando 2-2 a Pescara, contro un'altra neo promossa che poi non avrebbe combinato granché: serve insomma subito un segnale da parte di Hamsik e compagni, chiamati a un definitivo salto di qualità anche con i giocatori di solito meno utilizzati. Così come l'intero ambiente dovrebbe imparare a gestire meglio la pressione: ieri non per la prima volta Sarri ha preferito annullare la conferenza di vigilia chissà per quale motivo. Contento lui, magari lo sarà pure Milik che potrebbe essere schierato da titolare al posto di un Mertens che ha in ogni caso cominciato la stagione come aveva terminato quella passata: buttando la palla dentro, insomma.

Abituata invece a reggere la pressione è la Juventus. «Favorita sì ha detto ieri Allegri a patto che si metta da parte la presunzione. Dobbiamo tenere le orecchie basse. Quando pensi di vincere, finisci poi per perdere: questa è la differenza tra una squadra superficiale e una attenta come la Lazio». Ferita che dà ancora noia, quella della Supercoppa. Magari meno dolorosa di Cardiff, ma certamente fastidiosa proprio perché non così pronosticabile. «Quello che è stato fatto negli anni passati rimane nella storia, ma ora non conta più niente: comincia il campionato e partiamo tutti da zero. Meglio metterselo in testa e richiamare all'ordine l'intero ambiente, me compreso. Anche Dybala, certo: deve alzare l'asticella, ripetersi in campionato e soprattutto in Champions. Ha margini enormi e una qualità straordinaria, ma non dovrà accontentarsi». Tasto battuto più volte, quasi che davvero la squadra abbia bisogno di sentirsi pungolata e quasi svegliata per non iniziare la stagione al rallentatore come era accaduto dopo il ko di Berlino contro il Barcellona: «Faremo una grande Champions solo se affronteremo il campionato nel miglior modo possibile, deve essere chiaro». L'ossessione è sempre lì, quella della coppa maledetta che pareva finalmente raggiungibile: «Dopo Cardiff c'era molta delusione, perché prima c'era troppa convinzione. Forse il mondo Juve ha avuto poco rispetto del Real Madrid, che ha vinto perché è stato semplicemente più forte di noi: una squadra che conquista tre Champions in quattro anni non può giocare una finale da sfavorita. Il calcio è semplice, soprattutto nelle finali: nel secondo tempo ci hanno massacrato, dobbiamo accettarlo».

E ripartire, magari meglio di quanto la truppa seppe fare nell'estate 2015, quando allo Stadium si impose l'Udinese. Oggi c'è il Cagliari, che non ha convocato Borriello (in partenza) e nel bel mezzo di un calcio mercato che distrae tutti: «Di arrivi e partenze si occupa la società, ma ci serve un altro in mezzo al campo». Oltre a Matuidi (ieri l'ufficialità: 20 milioni al Psg, più altri 10,5 di possibili bonus, contratto triennale al giocatore), magari con partenza di Sturaro e uno tra Sanches (Bayern) e Gomes (Barça) in bianconero. In difesa i nomi caldi restano quelli di Garay (Valencia), De Vrij (Lazio) e Sokratis (Dortmund).