Juve tra fortino e passato per mantenere le distanze

Nell'era Conte solo una volta due ko di fila: Real e viola. E Allegri archivia l'Atletico: "Batterci è sempre difficile"

La follia di Firenze del 20 ottobre scorso. E il ko a Madrid contro il Real, tre giorni dopo. Due sconfitte di fila, la Juventus di Conte le ha subite solo allora: quattro reti prese dai viola dopo essersi portati in vantaggio per 2-0, più un'onorevole resa sul campo dei futuri campioni d'Europa. Da quel momento la Signora seppe risollevarsi alla grande almeno in campionato, collezionando dodici successi uno in fila all'altro. Ecco: la Juve di Allegri ha ben in chiaro quel che deve fare e quali sono i modelli di riferimento. Ripartire oggi dopo la sconfitta contro l'Atletico Madrid - affrontando la Roma prima e al momento unica altra seria candidata al tricolore - significa anche rispondere al recente passato usando gli stessi argomenti di sempre: capacità di non mollare mai e voglia di riscatto, unite a materiale umano di primordine e a un'organizzazione tattica eccellente. Armi che la Juve custodisce nel proprio dna e che nel recente passato la Roma ha subìto eccome, se è vero che allo Stadium - e quindi nell'era Conte - ha sempre preso sberle memorabili: quattro sconfitte in altrettante gare, Coppa Italia inclusa, 14 gol sul groppone, uno solo (rigore di Osvaldo) all'attivo. Luis Enrique, Zdenek Zeman e lo stesso Rudi Garcia sono finora sempre finiti gambe all'aria, peraltro mai dando l'impressione di potersi avvicinare ai bianconeri: «Non giocheranno come nella prima mezz'ora dell'anno scorso qui a Torino, viste le conseguenze - ha detto ieri Allegri -. Sarà tutta un'altra partita. La Roma ha ottima tecnica e fisicità: viene da un buon momento, proprio come noi». Solo che i giallorossi hanno alle spalle, oltre al filotto in campionato, anche la bella prova di Manchester con tanto di pareggio, mentre la Juve e i suoi tifosi hanno nella testa gli zero tiri in porta del “Calderon” e la successiva sconfitta: «Psicologicamente siamo alla pari - rassicura il tecnico bianconero -. Noi non siamo arrabbiati, direi invece più concentrati e attenti. Lotta a due per lo scudetto? È troppo presto. E battere la Juve rimane sempre molto difficile. Credo che una grande squadra non possa mai farsi condizionare dal risultato di una partita: ecco perché non sarà decisiva. Alla fine del torneo mancano 96 punti: l'unica certezza è che in campionato vince sempre la più forte».

Si vorrà dimostrare di esserlo fin da oggi, con Llorente (zero gol finora) preferito al comunque recuperato Morata e Vidal che dovrebbe avere ancora la meglio su Pereyra, mentre Asamoah prenderà il posto di Evra e Pirlo andrà in panchina perché «non può avere i novanta minuti nelle gambe». Allegri sfiderà così la squadra che avrebbe potuto essere sua, se poco più di un anno fa avesse accettato la corte di Sabatini. «Non ho mai avuto rimpianti nella mia vita. Se avessi accettato la panchina della Roma, lasciando il Milan, magari non sarei arrivato qui. Non ho mai avuto dubbi sulla mia scelta». Anche perché oggi allena la squadra per cui faceva il tifo da ragazzino e non c'è molto altro da aggiungere, nonostante l'amaro in bocca lasciato dalla serata madridista: «La sconfitta ha influenzato il giudizio, la realtà è che ci vuole equilibrio. Abbiamo sbagliato sul gol, ma siamo scesi in campo senza timore reverenziale e con personalità». Sacchi non sarà contento, ma alla Juve comanda Max Il Serafico. Pronto comunque oggi, dopo avere omaggiato Totti («ha fatto la storia del calcio italiano, come Baggio e Del Piero»), a chiedere ai suoi di non imitare la Juve dell'ottobre 2013.