Juve, un girone dopo riecco l'incubo Genoa. "Ora vale lo Scudetto"

Il ko con i rossoblù il più pesante del torneo. Mister Allegri: "Monaco? Tosto, ma voglio la finale"

Torino - Dal Genoa al Genoa. Dalla penultima sconfitta in campionato, datata 27 novembre 2016, a uno scudetto non più perdibile, a una semifinale di Champions da affrontare nelle vesti di favorita e una finale di Coppa Italia la cui data è ancora incerta perché appunto dipenderà da un ulteriore impegno europeo che la Juventus vorrebbe avere. Cinque mesi dopo la Signora (che ieri ha festeggiato la nascita di Livia Selin, figlia di Andrea Agnelli e Deniz Akalin) ha cambiato vestito e si è imbellettata come solo nei sogni. Era già davanti a tutti allora (33 punti, a più quattro su Roma e Milan), ma qualche intoppo c'era stato e il ko di Marassi aveva autorizzato la concorrenza a sperare in un campionato più equilibrato. Invece, come non detto. Anche se Allegri ha sempre tenuto alta l'attenzione e l'accoppiata Roma-Napoli ha fatto il possibile per rimanere in corsa: semplicemente, questa Juventus è troppo superiore al resto del panorama italiano.

Adesso è però arrivato il momento di passare all'incasso: «La partita contro il Genoa vale lo scudetto», ha ripetuto ieri per tre volte Allegri. Il quale è sveglio sul campo con intuizioni che Buffon ha recentemente definito geniali e sveglissimo pure fuori: sapendo che i giorni successivi all'impresa contro il Barcellona sono psicologicamente pericolosi, ha alzato subito i toni per tenere desta la truppa. «Tutti si aspettano una nostra caduta, ma noi non dobbiamo dar loro soddisfazione. All'andata il Genoa ci rifilò tre gol in ventinove minuti, un record». Negativo, certo. Da tenere a mente per vendicarlo' e per fare un altro passo verso il sesto tricolore di fila: «Non abbiamo già vinto il campionato, la Coppa Italia e nemmeno la Champions», insiste lui. Che ha ragione per due terzi, ma non oltre. «Un successo contro il Genoa ci consentirebbe di mantenere invariato il nostro vantaggio e, dunque, la possibilità di sbagliare due partite. La Roma può arrivare a 90 punti». Che è poi la cifra della paura: quella che la Juve non ha. Sicura, cattiva, cinica, organizzata. Profonda, certo: oggi davanti a Neto (Buffon non convocato) giocheranno probabilmente Rugani e Benatia, con esterni Lichtsteiner e Asamoah, Khedira e Marchisio (Pjanic è squalificato) saranno i centrocampisti, quindi Lemina (Cuadrado non sta benissimo), Dybala e Mandzukic dietro Higuain.

Per battere il Grifone spuntato di questi tempi, può bastare e avanzare. Cominciando nel contempo a guardare avanti. Al Monaco, certo. E pure al rinnovo del contratto, in scadenza nel 2018: «Qui sto benissimo, ma al momento le priorità sono altre. Un anno di tranquillità? Non me lo prenderei: quando smetterò, lascerò del tutto. Ho un contratto: l'importante è darsi sempre stimoli nuovi».

Un piccolo strappo alla regola lo può fare solo per il Monaco e per questa benedetta Champions che a Torino inseguono dal 1996: «Cosa dobbiamo fare di diverso rispetto al 2015? Intanto una cosa identica: arrivare in finale, con un'autostima diversa. Dobbiamo abituarci a giocare queste partite. E non avrei preferito trovare il Real Madrid: se c'è il Monaco, significa che ha valori tecnici e tattici. Non ha la storia della Juve, ma non vuol dire che avremo vita facile. Il nostro obiettivo è cercare di vincere la Champions: non capita ogni anno. Comunque, ci penseremo dopo Bergamo». La caccia al triplete è ufficialmente cominciata.