La Juve ormai vede il poker ma Allegri si veste da Conte

Il tecnico non ha digerito il pari: "Un passo avanti, ma potevano essere tre". E adesso tutti concentrati sulla Champions. Elkann: "Difficile ma fiducioso"

Allegri e Alvaro Morata

Torino - Qualcuno ci aveva creduto. Ma la realtà è stata quella che è stata: troppo superiore la Juventus, troppo quadrata e concreta nonostante le assenze di Pirlo e Pogba. Troppo poco umorale la Signora, nonostante quei venti minuti finali abbiano fatto arrabbiare Allegri e persino Tevez. La differenza è tutta qui: la Signora si è imbufalita nel ripensare a una porzione di match sbagliata che ha permesso alla Roma di riportarsi in parità, mentre i giallorossi si sono quasi beati di quel po' di gara in cui hanno messo gli avversari in difficoltà quasi scordandosi del nulla che avevano prodotto in precedenza. «La Roma fa parte dei grandi misteri della vita: per più di un'ora nulla di fatto, poi un calcio stellare nel finale di gara», ha commentato ieri Francesco De Gregori azzeccando la sintesi, anche se magari tra le stelle si gioca un po' meglio.

Dettagli, comunque. Quel che conta è che il campionato è (più o meno) ufficialmente morto: le nove lunghezze di margine sono in realtà dieci visto il vantaggio negli scontri diretti, senza dimenticare che la Juve potrebbe incassare senza scendere in campo i tre punti della sfida con il Parma nel caso in cui i ducali avessero già finito la loro corsa. Tanto per gradire, la Roma contro la squadra di Donadoni ha di recente pareggiato e pure quello può essere interpretato come segno del destino. Venticinque giornate in archivio sono bastate per annichilire la concorrenza: 17 vittorie, 7 pareggi e un solo ko arrivato all'ultimo secondo in quel di Marassi rossoblù, 52 gol fatti (miglior attacco, + 8 sul Napoli) e 14 subiti (+ 5 sulla Roma), dieci successi su dodici allo Stadium. Merito della vecchia guardia che trasmette messaggi positivi, merito di una società che evidentemente non lascia nulla al caso se è vero che pure un “non agnellino” come Tevez - capocannoniere del campionato e la mai nascosta speranza di trattenerlo oltre il 2016 - non ha alzato il gomito una volta che sia una. E se lo ha fatto Vidal, il tutto è stato circoscritto e comunque il cileno viene gestito entro confini che poi risultano utili alla squadra: in estate se ne riparlerà e probabilmente sarà uno dei pezzi pregiati da lasciare partire, ma anche in questo caso il successo è assicurato visto che gli 11 milioni sborsati per farlo arrivare a Torino quattro anni fa ne frutteranno più del triplo e magari del quadruplo.

Non resta insomma che applaudire e verificare se la stessa voglia sarà esibita anche domani sera in coppa Italia contro la Fiorentina, andata di semifinale: la Juve insegue da anni la decima, Allegri ricorrerà a un turnover ragionato (Matri all'esordio bis, Ogbonna, Padoin, Llorente, magari Coman e finalmente Barzagli) ma non ammetterà cali di tensione. Manco fosse Conte, ecco. Incontentabile, come quelli di una pubblicità degli anni '70: «Un altro passo in avanti, anche se potevano essere tre», il tweet notturno che non ha nascosto l'amarezza seguita al gol di Keità. «Vincere sarebbe stato meglio, avremmo chiuso il discorso scudetto - ha confermato John Elkann da Ginevra -. Ma anche così sono soddisfatto, faccio i complimenti a entrambe le squadre. La Champions? Abbiamo iniziato bene gli ottavi, in Germania sarà difficile ma sono fiducioso». L'attesa, insomma, è tutta per il match con il Borussia: la coppa Italia, più i match di campionato contro Sassuolo e Palermo, non saranno un fastidio ma nemmeno appuntamenti vissuti con l'acqua alla gola. Potranno essere gestiti, mettiamola così, per arrivare al top contro Reus e compagni: il tutto mentre dalla Roma in giù - salvo rare eccezioni - serpeggiano malumori e malcelate crisi di nervi.