La Juve tritascudetti paga la coppa indigesta e il turnover al contrario

TorinoIl giardinetto del campionato è sempre più verde. Ed è lì che domani la Juventus si ritufferà, pronta a frantumare altri record e a inseguire la stratosferica soglia dei 100 punti che stuzzica l'orgoglio e l'ego di Conte: mai nessuno ci è riuscito ed è indubbio che la Signora possa farcela. Ieri, però, è stata la giornata degli interrogativi sul perché la macchina da guerra bianconera funzioni alla grande quando si tratta di inseguire il tricolore e batta in testa quando risuona la musichetta europea. Basti un dato per tutti: nelle nove partite disputate finora con arbitro internazionale, la media punti è stata di 1,44 contro l'allucinante (in senso buono) 2,66 del campionato. Tre successi in nove incontri, nulla più: e se è vero che nel girone di Champions c'era il Real Madrid, di certo le sfide contro Galatasaray, Copenaghen, Trabzonspor e Fiorentina avrebbero autorizzato a sperare in un bilancio più lusinghiero.
Il fatto è che, svanito il sogno Champions con largo anticipo, Conte si è concentrato sul campionato. Il resto, al di là delle dichiarazioni di facciata, è un di più: non fastidioso, ma un di più. «Abbiamo un grandissimo obiettivo, ovvero il terzo scudetto di fila - aveva detto alla vigilia del match di due giorni fa contro la Fiorentina -. E poi c'è questa bellissima manifestazione». Con buona parte delle seconde linee in campo, però. E con un turnover che, a guardare la classifica di campionato, avrebbe potuto essere gestito al rovescio come già non era stato fatto in coppa Italia. In sintesi: a fine gennaio e con la Roma già staccata di otto punti, il tecnico aveva comunque mandato in campo la formazione migliore contro la Sampdoria salvo poi pagare dazio tre giorni dopo (con cinque seconde linee in campo) nella partita secca dei quarti di finale vinta proprio da Totti e compagni. Analoga sceneggiatura è stata allestita in questi giorni: dentro i top 11 per la sfida di campionato alla Viola - con la Roma nel frattempo scivolata in classifica a meno 14 (o meno 11, volendo considerare eventualmente vinto il recupero contro il Parma) -, cui è seguito turno di riposo per cinque giocatori con il risultato che tutti sanno. Ovviamente manca la controprova che le cose sarebbero andate meglio con una diversa gestione degli uomini: è però certo che Conte ha privilegiato l'idea di ammazzare il campionato in fretta piuttosto che provare a inseguire prima il mini triplete e poi l'accoppiata scudetto-Europa League.
Adesso, non resta che attendere. Domani sera, a Marassi contro il Genoa, sarà curioso verificare chi scenderà in campo: se davvero la Juve vorrà provare a vincere al Franchi giovedì prossimo, dovrà segnare almeno un gol senza subirne o pareggiare partendo dal 2-2. Buttarla dentro peraltro è mestiere che la Juve di Conte conosce bene, visto che sui 135 impegni ufficiali disputati in quasi tre stagioni solo 14 volte la truppa è rimasta a secco: «Non è finito un bel nulla», hanno intanto recitato un po' tutti fin dal post partita di giovedì. «Fisicamente stiamo benissimo», ha rilanciato il tecnico, pur senza dimenticare che negli ultimi match lui stesso ha utilizzato qualche sostituzione “trapattoniana” (Padoin per Llorente, Isla per Tevez, Pogba per Osvaldo) per congelare il risultato. «Il mio messaggio era fare il secondo e il terzo gol», ha invece spiegato Conte trovandosi senza saperlo in contrasto con Buffon: «Non sempre ti può andare sempre bene. Magari pensavamo, viste anche le ultime partite, di potere gestire la gara». Mettiamola così: a Firenze, la gara e la qualificazione bisognerà andarsele a prendere con la faccia cattiva. Possibilmente con i titolari, ammesso che interessi anche inseguire quella decina di milioni di euro che la vittoria dell'Europa League porterebbe con sé.