La Juve trova la soluzione della CR7 dipendenza mentre le rivali litigano

Effetto Champions: Sarri ok anche quando toglie Cristiano. I cortocircuiti «frenano» Inter e Napoli

Torino Alzi la mano chi non si è stupito. Fuori Ronaldo, con il punteggio ancora in parità, dentro Dybala. Eppure è successo: mercoledì sera, a Mosca contro la Lokomotiv. La Juve ha poi vinto: evviva la Juve. E CR7, che quando ha preso la strada per accomodarsi in panchina non era parso proprio felice, ha gioito anche lui. Prima in campo e poi, ieri sui social: «We're on the #ucl last 16! Bravi ragazzi!». Nessun malumore, quindi. O, almeno, nessuno strascico. «L'ho tolto per precauzione ha spiegato Sarri -. Da qualche giorno ha un fastidio al ginocchio e gli si affatica l'adduttore con troppa facilità». Il che potrebbe anche portare a un riposo precauzionale domenica sera, quando allo Stadium arriverà il Milan a caccia di punti.

Resta, in ogni caso, lo stupore. Perché CR7 lo si conosce: maniaco del lavoro e ossessionato dal gol, così come dall'idea di poter essere decisivo sempre e comunque. Anche quando non è al meglio. In campionato, ma soprattutto in Champions. Dove, per la cronaca, non veniva sostituito dal 2016. Quando non era ancora arrivato a Torino, certo che no: da queste parti, Allegri non si era infatti mai osato né lo aveva fatto Sarri, nelle tre partite europee disputate prima di mercoledì. Perché, comunque, richiamare dal campo un giocatore così ingombrante può anche causare tensioni e malumori, specie in caso di assenza di risultati. La qual cosa non riguarda la Juve: prima in campionato, già qualificata agli ottavi di Champions e con il primo posto nel girone dietro l'angolo. Però, insomma, Ronaldo resta Ronaldo: intoccabile o quasi. Al punto che, fino a due giorni fa, era stato sostituito solo due volte da quando veste il bianconero: in entrambi i casi la Signora stava vincendo 3-0 (contro Fiorentina e Frosinone) e lui aveva appena buttato la palla dentro. Erano insomma state occasioni buone per raccogliere applausi e tirare il fiato, con la vittoria già abbondantemente in ghiaccio. A Mosca è quindi andato in scena un unicum', così come è stato unico il gol di Douglas Costa che ha deciso il match. La forza della Juve rischia di essere proprio quella, ovvero nella capacità di scoprirsi magari meno Ronaldo-dipendente di quanto si potesse credere: impossibile rinunciare a cuor leggero al fuoriclasse di Funchal, sia chiaro, ma la consapevolezza e la capacità di sapersela cavare da soli potrebbero venire buone di qui ai prossimi mesi. In sostanza: mentre Inter e Napoli hanno i nervi scoperti e non fanno nulla per nasconderlo, i bianconeri approcciano l'inverno con l'animo sereno.

Prossimo appuntamento, come detto, il Milan. Contro cui lo scorso anno CR7 è andato a segno due volte, in campionato a San Siro l'11 novembre (0-2, primo gol di Mandzukic) e poi decidendo la Supercoppa giocata a Jeddah il 16 gennaio. E' scontato che il portoghese, 35 anni da compiere a febbraio, farà di tutto per esserci: se poi lo staff medico e Sarri gli consiglieranno (imporranno) uno stop, se ne farà una ragione anche lui. Tuttora capocannoniere stagionale della squadra, anche se le sei reti segnate in tredici presenze non rappresentano un bottino all'altezza dei momenti più fulgidi della sua carriera.