Gli juventini diversi Morata e Pogba: l'eroe e il bulletto

Le giocate e i gol del talento della Spagna contro flop e gestacci del gioiello francese

Domanda facile facile: visti Morata e Pogba in edizione europeo di Francia chi dovrebbe confermare la Juventus? Risposta facile facile ma soluzione difficilissima. Alvaro Morata è, improvvisamente, il nuovo torero di Spagna, due gol ai poveri turchi e ovaciones del popolo di tutta Europa. Paul Pogba, presentatosi come l'uomo della rivoluzione francese ha rischiato la ghigliottina, fischi e insulti, reazione infantile e volgaruccia, che fine ha fatto il polpo Paul? Dunque il quiz di avvio porterebbe a pensare che a Torino non abbiano dubbio alcuno: su Pogba si può trattare, basta presentarsi con milioni oscillanti tra i 120 e i 140 (il doppio in miliardi di quello che il Real Madrid pagò alla Juventus di Giraudo per Zinedine Zidane) e l'affare si può anche avviare e concludere, magari mettendo dentro il pacco anche il torero. Perché, in verità, Alvaro Morata è afflitto da un dubbio: resto con la BBC italiana o vado con la BBC mitteleuropea. Tradotto dall'acronimo significa che il francese ha da scegliere tra Barzagli-Bonucci-Chiellini, là dove nessuno dei tre può soffiargli il pesto e la gloria, oppure trasloca nella casa di Bale-Benzema-Cristiano, vale a dire una gang con la quale è meglio non dialogare, dunque panchina per incominciare. Non è un dubbio atroce, i soldi sono tanti, tra Torino e Madrid, eventualmente la recompra spagnola potrebbe anche dire la ripartenza verso altro club, forse inglese. Ma perché? Morata sta bene a Torino e vorrebbe restarci ma per giocare titolare, mica un altro anno a fare da spalla a Mandzukic o Dybala. Allegri non garantisce il posto a nessuno, nemmeno a se stesso. Deciderà Florentino Perez, deciderà Zidane ma, intanto, la Spagna di Del Bosque ha trovato l'uomo che non aveva in Brasile, nell'ultimo mondiale.

Paul Pogba, invece, vive l'ansia di prestazione. Resterà a Torino? Dipende sempre dal Madrid. Dipende da questo europeo. Chiamato all'allonsenfants si è limitato a intonare la marsigliese tenendo gli occhi chiusi ma anche i piedi non erano, poi, particolarmente aperti e caldi. Anzi, sembra quasi che il peso della popolarità sia, per lui, difficile da sopportare, non tanto la maglia della nazionale ma l'ambiente, la responsabilità di portarsi addosso la Francia, come era capitato a Just Fontaine, a Michel Platini, a Zinedine Zidane (il quale, in verità, nel mondiale del '98 aveva pagato una certa emozione di avvio rimarcata da una clamorosa espulsione, secondo carattere ribelle e violento).

Con Pogba la storia è diversa, oggi dovrebbe giocare contro la Svizzera, per ora il campo dice cose grigie, non basta ricercare il look glamour, non basta calzare scarpe variopinte. Anzi segnalo una frase chiave di Justo Fontaine: «Giocai il mondiale con le scarpe che mi prestò un Stephane Bruey, mio compagno di squadra destinato a fare la riserva. Le mie si erano squarciate e non ne avevamo altre in dotazione. Segnai 13 gol, a fine torneo restituii le scarpe al mio compagno e non so che fine hanno fatto, sarebbero un cimelio milionario. Tutto ciò conferma che non contano le scarpe ma chi le calza».