Juventus e Napoli: meglio vincere o salvare i bilanci?

Il calcio che si nutre di alibi è ben rappresentato dalle parole di Beppe Marotta e dai piagnucolamenti di Platini. L'uno che fa sapere a Conte: «Non ci siamo indeboliti, ora abbiamo più qualità. Eppoi bisogna mantenere un equilibrio economico». E l'altro che strepita contro i trasferimenti dei calciatori definendoli una rapina, perché ci sono troppe persone che fanno i soldi con la compravendita. Al presidente Uefa bisognerebbe chiedere dov'è stato fino ad oggi per uscirne così sorpreso e scandalizzato. Senza negare che offre ottimo alibi a chi non ha danari da spendere, quindi ai club italiani. Che, però, rischiano di fare una brutta fine in Europa. Al dirigente juventino bisognerebbe domandare quando mai ci ha preso quando si è trasformato da uomo dei bilanci a tecnico calcistico: sui bilanci ne capisce, sulle questioni prettamente calcistiche meno.
E, stavolta, il problema della Juve è totalmente calcistico. Quindi Conte ha diritto ad aver mal di pancia. Le prime partite di Juve e Napoli hanno lasciato intravedere due squadre intriganti. Juve ritrovata nelle sue qualità, Napoli riscoperto sotto nuova veste. Anzi rivoltato da Benitez sfruttando la cessione di Cavani. Ecco il punto: in Italia bisogna cedere per comprare. Altrove comprano e semmai cedono. In Italia si aggrappano ai bilanci, altrimenti non saprebbero come spiegare sperperi, errori e occhio corto. Inutile citare la solita Inter che ne ha viste tante. Ma vogliamo dimenticare che la Juve ha speso 11 milioni per riprendersi la metà di Giovinco che non vale un'unghia di Tevez, costato per intero quasi la stessa cifra?
I casi di Juve e Napoli fanno testo. Il Napoli ha venduto Cavani e rifatto mezza squadra. Probabilmente nessuno segnerà tanti gol quanto l'uruguaiano, ma il trio Real (Albiol, Callejon, Higuain) ha migliorato la qualità della squadra, Mertens, il portiere Reina e l'attaccante Zapata saranno da scoprire. Globalmente il Napoli pare migliorato. Senza dimenticare la mano di Benitez. La Juve, invece, ha mano certa con Conte, è stata lodata da tutti per aver acquisito Tevez(che ha già dato frutti), Ogbonna e Llorente spendendo 30 milioni, ma ha fatto storcere il naso quando, migliorata la qualità, ha indebolito la squadra. Indebolirsi significa rinunciare a giocatori che l'hanno resa forte e sarebbero serviti in una stagione in cui la squadra deve puntare allo scudetto, ma soprattutto, e almeno, alle semifinali di Champions. Se una società vuol mantenere l'equilibrio economico deve puntare a non vincere nulla, al massimo arrivare seconda. Sarebbe la stagione perfetta per i bilanci di Marotta: incasserebbe il massimo dei denari e non sarebbe costretto a pagare premi vittoria e magari bonus. In Europa incassarebbe una valanga di quattrini, ma volete mettere l'esborso ai giocatori per una coppa messa in bacheca? L'Inter si è svenata nell'anno del triplete. E ora Moratti deve fare i conti con un acquirente che gli sventola sotto il naso i 200 milioni di debiti. L'Italia non è paese per sceicchi o straricchi russi. Al massimo reclutiamo un ricco indonesiano che non la ha la faccia di chi vuol sborsare danari a fiumi per acchiappare il meglio del mercato. C'è anche questo nei dubbi di Moratti: e se sbaglio pure questo acquisto? Altrimenti la trattativa non sarebbe stata così lunga.
La Juve ha (solo) Agnelli, figlio di famiglia di grande tradizione, ricco quanto pochi in Italia ma costretto ai conti di cassa. Come dice Marotta: non sempre vince chi più spende. E gli esploratori dell'ovvio penseranno subito al Borussia Dortmund che, comunque, ha perso la finale di Champions. Ma, certamente, chi più spende, più ha probabilità di prenderci e magari vincere. La stessa filosofia accreditata da Benitez, che ha sempre sostenuto essere impossibile vincere campionati e coppe ingaggiando giocatori a parametro zero.
La Juve ha speso, ma ha badato ad incassare altrettanto: niente di male se avesse mollato Giovinco, Padoin, magari De Ceglie. Molto peggio disfarsi di Giaccherini, Matri (magari con la geniale trovata di sostituirlo con Gilardino) e perfino Marrone, l'anno scorso importante per coprire due ruoli. Non importa quanto hanno giocato, ma quanto sono serviti. Oggi alla Juve sarebbe necessario un altro grande centrocampista: di fascia o da alternare a Pogba e Vidal. L'impianto bianconero è trainante, i due corazzieri del centrocampo devastanti, ma resisteranno? Non basta Marchisio, servirebbe qualcuno per dare il cambio anche a Pirlo. Direte: il Napoli è stato più fortunato. Ha incassato una miniera d'oro dalla vendita di Cavani ed ha potuto arrangiare meglio la squadra. La Juve poteva far cassa con Pogba. Poi va dimostrato se sia più importante Cavani per il Napoli o Pogba per la Juve. E sempre questione di equilibri. E qui sta il punto: cosa vuol dire tenere un equilibrio di bilancio? Pensare a vincere o pensare a sopravvivere. La Juve deve pensare sempre, e soltanto, alla prima opzione. Il Napoli fino ad oggi si è accontentato. Ora comincia il bello. O il brutto.