Juventus, ecco il vademecum per battere Real, Barça e Bayern

Oggi i sorteggi. Le altre sono più forti, ma la difesa bianconera è la migliore delle quattro Sul web i tifosi vogliono i madridisti e sognano la zampata stile Italia '82 e Inter di Mou

Lo spietato ottimismo di Carlos Tevez, «il bello comincia ora. Mi piace giocar bene ma è ancora meglio vincere», sarà il refrain della Juve e degli juventini. Nella notte umida di Monte Carlo un gruppuscolo di tifosi, aggrappati ai muri dello stadio Louis II, ha intonato il ringraziamento ad Allegri, come fosse arrivato a miracol mostrare. Non sarà miracolo, ma la missione è compiuta. Scavalcato Antonio Conte nella fiera dei sogni: mai la Juve si era trovata nella possibilità di vincere lo scudetto, la coppa Italia e di giocarsela in una semifinale di Champions League. Allegri ha rivalutato una rosa snobbata da Conte, anche se i punti deboli rischiano di limitare gli orizzonti. E i nervi tesi mostrati dal tecnico l'altra sera, nel post partita, sono figli di una allergia alle critiche, ma probabilmente di una interiore consapevolezza. Intanto valgono i fatti: dodici anni dopo la Signora è tornata. L'ultima volta la semifinale disse Juve. L'avversario era il Real Madrid: chissà mai che la storia non si ripeta.

La gente juventina ha già votato sul web: meglio il Real rispetto a Bayern e Barcellona. Allegri vorrebbe evitarsi i tedeschi. Il Barcellona, a rigor di statistica, è la più abbordabile per il passato contro la Juve, forse non altrettanto visti i cannonieri del presente. Oggi dirà il sorteggio. Occhio, però: il Real, pur malconcio, ha una brutta faccia, in panchina l'allenatore che sconfisse la Signora in quella finale con il Milan, in campo un fuoriclasse (Ronaldo) e una banda di giocatori top. E qui sta il problema della Juve: il peso della qualità calcistica e del saper fare gol pende a favore delle altre tre, ma pure l'abitudine alle grandi competizioni. Tra “essere grande” e “sentirsi grande”, c'è tanta differenza. Bayern, Real e Barcellona hanno un pedigrèe da semifinaliste che spiega l'etichetta. Ma il calcio non sempre è una cosa seria e noi italiani lo abbiamo dimostrato in diverse occasioni: quindi sperare e sognare non costa. L'Italia del mundial '82 resta l' appeal dei ricordi, anche nel 2006 si è vinto un mondiale per caso e perché non regalare alla Signora la stella cometa che illuminò l'Inter, ultima semifinalista italiana in Champions? La squadra di Mou, prima della finale 2010, eliminò Chelsea, Cska e Barcellona, con annessi colpi di fortuna che, per esempio, la Juve ha già esaurito in questo turno (rigore fasullo all'andata, rigore evitato al ritorno), e in finale non sperperò nulla contro il Bayern, nemmeno le decisioni favorevoli. Milito divenne l' hombre del partido , interpretando il «voglio godere» enunciato da Tevez.

Ma qui si fermano i sogni juventini, per ora meglio infilarsi nella realtà. La cassaforte è piena: finora la Champions non vale meno di 100 milioni tra incassi e premi Uefa. Il resto sono pensieri da mina vagante, legati alla eccellenza tattica delle nostre squadre. Non altrettanto al peso specifico dei giocatori nelle partite di alta qualità. Questo l'effetto negativo della Juve di coppa. Nel positivo la solidità della difesa, la migliore fra le quattro rimaste: un solo gol subito fra ottavi e quarti, Buffon imbattuto in 5 partite su 6. Bonucci, Barzagli e Buffon sono colonne, Chiellini il punto debole: eterno rischiatutto che non sa dominarsi. Oggi la Juve è solida di testa e non si perde mai nelle difficoltà. L'altra sera Carlitos ha vomitato prima della partita, Morata lo ha imitato appena sostituito: probabilmente un virus portato da Vidal uscito da un “40” di febbre. Pirlo sta recuperando fisicamente, Lichtsteiner fatica. Eppure la Juve ha tenuto, tra brutto gioco e sofferenza. A Monaco non era calcio da Principi, ma utile per le favole.