Kakà l'ultima tegola sulla testa di Allegri. Anche lui salta il Celtic

Problemi muscolari dopo il deludente debutto di Torino. Dopo 3 giornate è già allarme rosso, a partire dalla difesa

A metà settembre, dopo 3 turni di campionato e la Champions tutta da giocare, è già allarme rosso per il Milan. Innanzitutto per il fatturato della squadra che torna a essere in clamoroso deficit rispetto alle attese e anche alle modifiche di preparazione introdotte da Allegri e il suo staff per via del preliminare col Psv. Appena 4 punti dopo Verona, Cagliari e Toro (che non sono proprio ostacoli molto alti), sono un risultato assai modesto, mitigato solo dall'osservazione statistica: e cioè che anche nella stagione dell'ultimo scudetto la partenza ebbe la stessa cadenza. Con la differenza che allora c'erano Ibra, Cassano, il miglior Robinho, Van Bommel, Thiago e Nesta a disposizione e questa volta lo scenario è completamente, oltre che tecnicamente, diverso. Il distacco dalla vetta è di ben 5 punti (Napoli), meno 3 rispetto alla concorrenza più nota, Juventus e Inter quindi. «Va sistemata la squadra» è la spiegazione di Allegri secondo il quale il cambio di modulo di gioco (passaggio dal 4-3-3 al 4-3-1-2) è una modifica sostanziale che si può e si deve assorbire dopo adeguato apprendistato. Forse è una scusa. Non convincono infatti alcuni scadimenti di condizione, Robinho e Muntari per esempio, oltre che talune amnesie (tipo subire contropiede da calcio d'angolo in attacco) di organizzazione cui è indispensabile porre rimedio. Velocemente. A inquietare infatti sono i 5 gol subiti in appena 3 partite mentre nel primo semestre del 2013 furono appena 12 (con 3 rigori) in un girone più una partita. Eppure l'allestimento della difesa è identico, modificato il modo di difendersi oltre che le perfomance insoddisfacenti di Zaccardo ed Emanuelson, discutibili alternative di Abate e De Sciglio.

L'allarme più grave arriva direttamente dall'ennesimo bollettino medico pubblicato ieri dal club e che segnala la lesione muscolare di Montolivo (almeno un mese per ritrovarlo) mentre per Poli si tratta solo di ematoma (da verificare il recupero, se col Celtic o col Napoli). Manca il controllo sul conto di Kakà, colpito duro alla caviglia da Bovo, ma secondo una ricostruzione molto attendibile uscito per un risentimento muscolare: controlli rinviati a oggi lunedì, quindi con il rischio di ritrovarsi con un altro iscritto alla famosa lista degli infortunati che sta diventando lunghissima. Sono nove in tutto, con distribuzione per ciascuno dei tre reparti, che mettono Allegri nella condizione di non poter fare scelte e di mettere sotto pressione lo stesso gruppetto di rossoneri. Per riepilogare ecco il rosario dei tormenti milanisti: Abate, De Sciglio e Silvestre (entrambi operati al menisco), Pazzini (in via di guarigione), El Shaarawy, Bonera, Montolivo, Saponara reduce dalla pubalgia e l'interrogativo di Kakà. Da aggiungere, perché il sotilegio si ripete, l'impossibilità di utilizzare in Champions Niang, nemmeno convocato a Torino, nonostante l'infortunio di El Shaarawy.

Kakà è la terza questione che rende ancor più deprimente e fosco il futuro immediato del Milan. Nessuno si aspettava da lui scintille o colpi di magia. Una sua frase, pronunciata ai tempi d'oro del primo Milan, è da rievocare. «Il talento non basta», ripetè il brasiliano saggio come un settantenne. Senza il necessario rodaggio, Kakà non può tornare utile alla patria specie poi se il forzato debutto gli procura, alla prima sollecitazione (70 minuti), noie muscolari (affaticamento all'adduttore). Nascoste in pubblico dal club per evitare altre polemiche e qualche sfottò.