L’Inter insiste. La Roma resiste

Grande partita dei nerazzurri contro la Fiorentina: Cruz e Jimenez a segno. Nel finale gesto di fair play dei viola. <strong><a href="/a.pic1?ID=224862" target="_blank">Roma samba con Juan e Taddei</a></strong>

Firenze - Al Franchi è il pomeriggio dei sentimenti, delle rose bianche gettate dalla tribuna a Cesare Prandelli – simbolo di una tifoseria che si stringe intorno al suo allenatore dopo la morte della moglie – e dell’inconsueto fair play finale. Tutto bellissimo, almeno quanto la partita dell’Inter, sempre più padrona del campionato. Roba da stropicciarsi gli occhi, come per quel tappeto viola steso sul prato e i giocatori viola ai lati ad applaudire gli avversari (gesto non autorizzato dalla Lega calcio per questioni di regolamento, come precisa senza polemica la società viola, per il quale non dovrebbe però arrivare nessuna sanzione). O per i tremila ragazzini tra i 6 e i 13 anni che occupano il settore ospite negato ai tifosi dell’Inter e gridano un innocente «olè!» alla lettura delle formazioni.

Impressionante la facilità con cui la squadra di Mancini ottiene il successo sul campo della Fiorentina, certo condizionata da quella cappa di tristezza mista a emozione che aleggia sullo stadio, ma sicuramente ancora non all’altezza dell’Inter stellare. I nerazzurri non sono mai in affanno, costruiscono gioco, sembrano in grado di far male ad ogni affondo. E finirà solo 2-0 perché l’ex Frey decide di stradominare la sfida con Ibrahimovic con almeno quattro interventi decisivi. Così lo svedese, che da otto turni di campionato è a secco, diventa uomo assist implacabile per i colpi di Jimenez (la vera sorpresa della giornata, anzi una conferma dopo l’ottima apparizione in Champions) e di Cruz, che in quarantacinque minuti dirottano già la partita sui binari del successo.

Mancini sa che superare la Fiorentina, il vero scoglio da qui alla fine dell’anno insieme al derby prenatalizio, può essere importante. Non c’era riuscita la Roma a settembre e nemmeno la Juve qualche settimana dopo. Ma i dubbi su possibili difficoltà svaniscono quasi subito: la concretezza dei nerazzurri è disarmante, anche all’inizio quando timidamente i viola provano a fare la partita. L’idea - obbligata - di Jimenez trequartista scompagina le certezze della Fiorentina e il gol del cileno spiana la strada all’Inter. Che fa della rapidità d’esecuzione e dell’efficacia, oltre che della duttilità tattica dei suoi giocatori, armi implacabili. La Fiorentina, che da ieri non è più in zona Champions, non riesce ad entrare mai con la palla in area, soffre maledettamente le accelerazioni degli avversari e fatica a costruire pericoli. Insomma, non c’è confronto tra i giovani di qualità dei viola (tra i quali manca uno dei più talentuosi, Montolivo) e l’armata Manciniana, abile nel cambiare in corsa situazioni di gioco e moduli.

I movimenti di Mutu, che aveva parlato alla vigilia di «derby privato», si infrangono sul frangiflutti interista guidato dallo strepitoso Cambiasso (stakanovista con le sue 17 partite consecutive) e da un Samuel in condizioni di forma eccezionali. La voglia di rivincita di Bobo Vieri, che entra nella ripresa ma non riesce a incidere, si sfogherà in tribunale dove già domani verrà affrontata la causa per il risarcimento richiesto dall’attaccante «spiato» dall’Inter.

Così nella giornata in cui Materazzi festeggia le 200 in A con un’apparizione fugace nel finale, l’unica nota stonata riguarda Dacourt che in uno scontro di gioco riporta una distorsione al ginocchio sinistro. Tornerà nel 2008, quando probabilmente l’Inter sarà ancora in testa alla classifica. Per ora riceve gli onori della Fiorentina e di Prandelli ferito dal dolore. Pomeriggio da applausi, per tutti.

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