L'ad, gli sms e quel "massima riservatezza"

Così Marotta con l'uomo che chiede favori ritenuto il raccordo tra curva e cosche

Si conosceranno lunedì prossimo le motivazioni della sentenza d'appello del processo che ha fatto tremare la Juventus, e la cui ombra si allunga sulla improvvisa fuoriuscita dal club bianconero dell'ad Beppe Marotta. La penetrazione della 'ndrangheta nella curva della Signora, i rapporti ravvicinati tra i boss malavitosi e i vertici del club: una realtà crudamente disegnata dall'inchiesta «Alto Piemonte», e che nelle carte del processo fa apparire ripetutamente il nome di Marotta, in posizioni scomode. Ma scomoda, a ben vedere, è l'intera posizione del club, che scende a patti con una curva di cui non poteva ignorare la coloritura criminale.

Ieri Report annuncia che nella prossima puntata manderà in onda un servizio in cui si chiede conto a Marotta dei due episodi più espliciti contenuti nelle carte dell'indagine: un incontro ad un bar con il calabrese Rocco Dominello, cui promette un provino per il rampollo della famiglia Pesce-Bellocco di Rosarno, di cui lo stesso Dominello farebbe parte; e gli sms in cui attraverso un intermediario promette a Dominello (raccomandando «massima riservatezza») cinque biglietti per Real Madrid-Juve dell'ottobre 2013. Il provino alla fine non viene effettuato, i biglietti invece arrivano. La domanda vera è: Marotta sapeva chi aveva di fronte?

L'ex manager bianconero ha sempre negato, ma allo stesso modo ha sempre negato Andrea Agnelli, il presidente del club. Ma i giudici d'appello hanno condannato anche un personaggio chiave, che in primo grado era stato assolto: Fabio Germani, uno dei capi storici della curva juventina, che per la Procura è l'anello di congiunzione tra i due universi così lontani - quello rarefatto e british di Villar Perosa, quello truce e spietato dei clan 'ndranghetisti. Germani, secondo la sentenza d'appello, agì deliberatamente per introdurre gli uomini delle cosche non solo in curva ma anche nei rapporti diretti con i vertici della società, inserendoli in quel giro di mezzi favori e mezzi ricatti che regola il rapporto tra Juve e ultras. Il problema è che le carte dell'inchiesta dimostrano che Marotta e Germani si conoscevano perfettamente. Cosa scriveranno, lunedì, i giudici nella loro sentenza?