L'air bag ti salva la vita, ma per lo sci è un optional

Da domani con le gare veloci negli Usa si potrà usare il D-air sky. Un sacco che ti avvolge in caso di caduta, ma non è obbligatorio

Oggi la Coppa del mondo di sci alpino ricomincia dall'altra parte del mondo, con una grande novità in fatto di sicurezza, la possibilità di usare anche in gara l'air bag. Mentre le signore, con la nostra Brignone in primis, scendono in pista nel gigante di Aspen (Stasera 18 e 21 Rai ed Eurosport), i signori si cimentano ancora nell'ultima prova cronometrata della discesa di Lake Louise (gara domani 19.30 Rai ed Europsort) in Canada. Con un «fardello» in più sulle spalle, in grado però di salvargli la vita in un millesimo di secondo.

È il D-air ski di Dainese e sarà una rivoluzione come quando fu adottato il casco. Era la fine degli anni 80 e si partì con una sperimentazione graduale nelle varie discipline. Qualcuno dei super big (chiedere a Tomba) fu anche canzonato, ritenuto meno «coraggioso» di chi preferiva sfrecciare fra le porte solo col berretto. Poi, con gli anni, il casco divenne obbligatorio per tutti. Ora sugli sci (nelle prove veloci) come in moto, in pista come fuori pista dove gli zaini contengono l'abs, un «palloncino» che esplode per (provare a) galleggiare in caso di valanga. Il D-air ski è una piattaforma che Dainese ha studiato per 5 anni insieme alla Federsci internazionale, rilevando migliaia di dati - oltre 238 manche di prova per oltre 700 minuti di dati da analizzare solo lo scorso anno - anche attraverso testimonial del passato come Kristian Ghedina e poi man mano molti atleti, volontari in allenamento e in prova. Werner Heel è stato uno dei primi italiani a «fare da cavia».

Da domani l'air bag, a discrezione degli atleti, potrà essere usato anche in gara. Ci vorranno anni perché diventi obbligatorio, magari ci vorrà anche un secondo competitor che lo produca. Ma il dado è tratto perché «la dotazione di air bag è stata ufficialmente inserita nel regolamento della Fis», spiegano da Molvena, il quartiere generale vicentino di Dainese, che dal 1995 si occupa di air bag nel motomondiale. Nelle prove di questi giorni in Canada sono stati in 13 ad utilizzarlo. Austriaci soprattutto, poi i canadesi con Guay che ha chiuso terzo la prima prova, lo statunitense Marco Sullivan. Questa estate in Cile anche la svizzera Mirena Kueng ha aperto la via per le signore indossando questo corpetto integrato che pesa un chilo in più del «vecchio» paraschiena.

L'obiettivo è che l'air bag sia inserito entro le Olimpiadi 2018 come «consigliato». «Le sollecitazioni sono molto diverse in moto e sugli sci. Ed è stata tutta questione di ricerca dell'algoritmo che sugli sci, grazie a 7 sensori, individua cadute con dinamiche rotazionali o di rolling. A quel punto, in automatico si attiva un sacco che copre spalle, clavicole e cassa toracica. Può assorbire fino al 61% delle forze generate dall'impatto», spiega Marco Pastore di Dainese. Il corpetto ha una parte elettronica che raccoglie dati sulle sollecitazioni ed ha un'autonomia di 6 ore. La parte pneumatica è un generatore di 8 litri di gas freddo (non trasportabile come bagaglio a mano). Ma per qualcuno sarà indispensabile.