L'anomalia Gabbiadini con la valigia in mano ma (ora) sempre in gol

Tre reti di fila per la punta che lascerà Napoli Ha pagato le pressioni e il suo carattere schivo

Napoli Non è una barzelletta. Ci sono quattro centravanti: uno con le stampelle, uno con la valigia, uno in panchina e uno che va in campo pur non essendo un centravanti. Accade a Napoli, anzi nel Napoli. È il valzer dei numeri nove, storia fragile e paradossale perché nessuno di questi è titolare. Eppure senza un bomber di ruolo, il Napoli ha il miglior attacco del campionato. Cioè è quello che segna di più. Bah.

Milik da novantaquattro giorni si aggira tra sale mediche e palestre, oggi però gli potrebbe arrivare la benedizione del professor Mariani: se così fosse, tornerebbe in campo prima dei cento giorni nonostante un crociato in frantumi. Quello in panchina è Pavoletti, acquistato per recitare la parte del rincalzo di lusso. Il falso nove è Mertens che ha tenuto a galla Sarri e la squadra per tre mesi.

E poi c'è il puntero triste, l'introverso Gabbiadini, il Manolo che non rise nemmeno dopo aver segnato una tripletta. Destino ancora più strano il suo: ha fallito quando sarebbe dovuto esplodere, sta venendo fuori adesso che gli altri sono pronti a rientrare e lui ha già deciso di cambiare aria. La sua storia napoletana ha un risvolto nostalgico, come nostalgico è stato l'applauso che i 25mila infreddoliti del San Paolo gli hanno tributato dopo il gol allo Spezia, probabilmente l'ultimo della sua esperienza sotto il Vesuvio.

Carattere introverso, troppo, ma non è stato questo che l'ha fregato. Piuttosto la sua posizione tattica: per Sarri è un esterno d'attacco, lui ha insistito la scorsa estate per farsi sperimentare da punta centrale perché si sentiva tale. Forse perché ingolosito dalla partenza di Higuain e dalla prospettiva di poter finalmente scalare le gerarchie e diventare titolare fisso. Eppure aveva fatto bene da attaccante di scorta, sia con Benitez che nella prima gestione Sarri: una media minuti-gol apprezzabilissima. Mandò all'aria il Wolfsburg e i trenta milioni messi sul piatto dai tedeschi. L'addio del Pipita sarebbe stata la sua fortuna, pensò. Invece finì riserva della riserva, perché arrivò l'Arcangelo Milik e la sua incredibile facilità nel fare gol. Arkadiusz oscurò il traditore juventino, figurarsi il povero Manolo.

Ha avuto la grossa chance, sprecandola. Non è tipo da sopportare le pressioni e il peso delle responsabilità. Ha giocato male, zero gol, si è fatto espellere, s'è infortunato, tanto che il maestro Sarri ha trasformato Mertens in centravanti. E che centravanti. Nel frattempo è stato preso Pavoletti perché il Gabbia si era bruciato. Ora succede che Milik da domani torna in gruppo, Pavoletti è pronto, bisogna trovare nuovamente una posizione a Mertens e sistemare Gabbiadini. Il quale, libero da vari condizionamenti, ha fatto delle apparizioni in campo e s'è svegliato: tre reti in tre partite. Dato per sicuro partente, ora vale di più: in Bundesliga e Premier arrivano massimo a quindici milioni. De Laurentiis cavalca l'onda dei gol e gongola: non si cede a meno di venti, altrimenti resta. Il West Bromwich Albion sembra pronto ad offrirli. Altrimenti, chissà.