L'Argentina dei fenomeni e un Brasile di serie B

Messi con Higuain e Aguero: attacco atomico. E la Seleçao già scarsa perde pure Kakà

Alec Cordolcini

Cento anni di Copca America, debitamente festeggiati con un torneo extra-large comprendente anche le 6 migliori squadre della Concacaf, la federazione del Nord e Centro America. Si gioca negli Stati Uniti (partendo stanotte alle 3.30 con Usa-Colombia), ed è lecito attendersi una coppa di alto livello, dal momento che 6 partecipanti si trovano nelle prime 12 posizioni del ranking Fifa: Argentina (1° posto), Cile (3°), Colombia (4°), Brasile (7°), Uruguay (9°) ed Ecuador (12°). L'Albiceleste è la netta favorita, forte di un attacco atomico composto da Messi, Higuain e Aguero, anche se il Tata Martino non li hai mai schierati tutti e tre assieme, preferendo completare il tridente con Di Maria. Gli assenti, da Icardi a Dybala fino a Tevez, sarebbero titolari in qualsiasi altra selezione, e questo la dice lunga sul potenziale dell'Argentina. Attenzione però all'eccessiva pressione: a Buenos Aires e dintorni non si festeggia una Coppa America da 23 anni. L'ultima edizione Messi e compagni la persero ai rigori contro il Cile, proprio il primo avversario sulla loro strada. Non c'è più il mago Sampaoli sulla panchina della Roja, e pesa l'incognita Vidal, indiscutibile per rendimento in campo, ma problematico al di fuori. Se il suo leader sbrocca, allora l'estro di Sanchez in avanti e la solidità di Medel dietro potrebbero non bastare.

La Coppa del Centenario è anche un derby tutto blaugrana tra Messi e Suarez. Quest'ultimo salterà per infortunio la fase a gironi, ma la Celeste non dovrebbe avere problemi a chiudere davanti a Giamaica e Venezuela. Quanto la squadra di Tabarez dipenda dal fuoriclasse del Barcellona lo si è visto dalla brutta figura nell'edizione 2015, quando il Pistolero era assente causa squalifica. Se l'Uruguay rimane, assieme al Cile, il principale avversario dell'Argentina, per il ruolo di outsider si candidano Messico, Colombia ed Ecuador. Le prime due scenderanno in campo con l'artiglieria pesante in attacco, grazie a Hernandez (17 reti in Bundesliga con il Bayer Leverkusen) e Bacca, con quest'ultimo ritrovatosi unico terminale offensivo di peso dei Cafeteros, i cui uomini-gol (da Falcao a Jackson Martinez) sono gradualmente sfioriti, tanto che in Usa nemmeno ci saranno. Presente invece James Rodriguez, lontano parente però del giocatore che fece faville al Mondiale brasiliano. Poche stelle per l'Ecuador, che però guida il gruppo di qualificazione sudamericano ai Mondiali 2018.

il Brasile rischia seriamente la prima eliminazione alla fase a gironi dal 1987. Da tempo non si vedeva una squadra così povera qualitativamente, tra esclusioni eccellenti (Thiago Silva, Oscar, Alex Teixeira, Marcelo), infortuni (Douglas Costa) e rinunce pro-Olimpiadi (Neymar). Dunga aveva inizialmente chiamato due ex milanisti, Kakà e Ricardo Oliveira, scelte che rendevano bene l'idea della povertà di opzioni in casa verdeoro, ma entrambi sono finiti ko. Ecco quindi Jonas, capocannoniere con il Benfica, il 19enne Gabigo e, il redivivo Ganso. Toccherà a Willian e Coutinho accendere la luce, ma la differenza con le altre squadre di punta rimane evidente. Unica consolazione, il girone morbido con Haiti e Perù.