L'Austria dei muri accoglie il nostro sport che emigra

Sette squadre di A giocheranno nella B austriaca L'ok del Coni. Colpa di budget bassi e poca visibilità

Sergio Arcobelli

Sulle Alpi va in scena un film paradossale. Da una parte l'Austria chiude il Brennero agli immigrati con una rete e di fatto chiude le porte all'Italia; dall'altra spalanca le braccia e dà il benvenuto alle squadre italiane dell'hockey ghiaccio che emigrano. Gli austriaci nella settimana in cui in politica hanno alzato un muro sul Brennero invece nello sport hanno accolto le formazioni tricolori. Un caso eclatante. Forse uno dei primi nella storia.

Nei giorni seguenti al successo in gara 6 del Renon sul Val Pusteria e ai festeggiamenti per il secondo titolo italiano conquistato in tre anni, si è infatti assistito all'anno zero dell'hockey nostrano e la finale scudetto è passata quasi in secondo piano in confronto alle perplessità affiorate sulla stagione successiva. Infatti già da tempo sette club della Serie A (Asiago Hockey 1935, Cortina, Fassa, Gardena, Pusteria, Renon, Vipiteno) hanno deciso di emigrare oltre frontiera (così come tre anni fa il Bolzano nella Ebel, la A d'Austria), per prendere parte al nuovo torneo che comprenderà formazioni austriache e slovene e il cui nome (probabile IAHL, Inter Alps Hockey League) verrà ufficializzato più avanti.

Un campionato, questo della B austriaca, che tra le altre cose potrebbe ingigantirsi e aprirsi nel giro di pochi anni anche a società ceche e ungheresi. «Non possiamo impedir loro di farlo» ha dichiarato il Presidente FISG Andrea Gios, il quale però inizialmente aveva quasi minacciato le sette realtà del nord-est Italia di ripensarci perché altrimenti «non sarebbero state in lizza per il titolo italiano».

Invece, l'ennesimo dietrofront. Il Coni tre giorni fa ha annunciato che la B austriaca assegnerà lo scudetto 2016-2017 (sempre esclusa Bolzano), al di là delle diverse vedute. Ovviamente le modalità di vincita del tricolore sono ancora da definirsi. «È una soluzione che non mi piace ha commentato Andrea Gios -, ma è l'unica».

Di tutt'altro parere è il Presidente della Lega Italiana Hockey Ghiaccio Marcello Cobelli: «Questo evento servirà a rilanciare l'intero movimento dell'hockey azzurro», in palese difficoltà dopo i fasti di fine millennio. «Sarà una svolta importante per le squadre della Serie A». Al riguardo ci sono tuttavia alcune reazioni negative. Tra queste quelle del presidente del Milano Ico Migliore: «È un campionato che avrà confini molto definiti, locali e con poco senso». Appunto, il confine italo-austriaco. «A noi un campionato del genere non interessa», ha chiosato Migliore.

Ora che la fumata bianca è arrivata, viene da chiedersi: come verrà organizzato il nuovo campionato, quello all'interno delle mura italiane? Al momento il massimo torneo del tricolore vedrebbe paradossalmente ai nastri di partenza la sola Valpellice, detentrice della Coppa Italia e l'unica formazione che è rimasta in tutti i sensi sui propri passi. Per questo motivo in Federazione si lavora per far risalire Milano, auto-retrocessa lo scorso anno per motivi finanziari, più Alleghe, Como, Torino, Varese e Merano; ma a questo punto saremo di fronte a un campionato ridimensionato e tra i più involuti della storia di questa specialità, purché si limiti al minimo l'utilizzo degli stranieri e si sostenga la scuola italiana, per aiutare una Nazionale che a mala pena riesce a consolidare la propria posizione in Prima Divisione, la fascia B dell'hockey. E quello del Blue Team è un discorso che si accosta perfettamente al rugby azzurro: entrambe le discipline condividono, a questo punto da pochi giorni, una migrazione nei campionati esteri. Si credeva che l'iscrizione di Zebre e Benetton Treviso in Celtic League potesse innalzare il livello dei due club, ma i risultati tutt'altro che entusiasmanti hanno confermato il contrario.

Adesso è la volta in cui sette squadre italiane disputeranno un nuovo torneo oltre le Alpi. Ma sarà quella buona? Intanto però, auf wiedersehen Italia.