Per l'automobile il dopo-Renzi nasce già vecchio

di Pierluigi Bonora

Gianluca Galletti all'Ambiente, Graziano Delrio ai Trasporti e alle Infrastrutture, Carlo Calenda allo Sviluppo economico, Pier Carlo Padoan all'Economia: il «nuovo» governo targato Paolo Gentiloni nasce già «vecchio» per il settore dell'auto. A ripresentarsi, infatti, sono gli stessi interlocutori con i quali il dialogo e i numerosi incontri hanno portato a poco o nulla. Fatto salvo la difesa a spada a tratta dell'auto italiana fatta da Delrio (diamogli atto) nel momento in cui il collega tedesco Alexander Dobrindt ha più volte cercato di risucchiare Fca nel vortice del Dieselgate, da ricordare sono l'impegno a metà di Calenda e Padoan sul rinnovo del super ammortamento al 140% (delimitato nel 2017 alle sole auto utilizzate esclusivamente a uso strumentale) e, da parte degli stessi, la più completa sordità rispetto alle richieste di elevare, per le flotte, la detraibilità dell'Iva oltre il 40%, limite ovviamente rimasto per l'ennesima volta tale e quale. E Galletti? È il ministro dei tavoli «verdi» infiniti e inconcludenti: tante riunioni con un troppi soggetti a discutere su come lanciare una nuova mobilità ecosostenibile. I risultati si toccano con mano e ne parla Massimo Ghenzer in un'altra pagina: anche quest'anno, con il sopraggiungere della stagione fredda, a pagare le inadempienze e i ritardi nella programmazione è soprattutto l'automobile. Insomma, una minestra riscaldata che, vista l'urgenza di portare a termine la nuova legge elettorale, non sappiamo con quale spirito intenderà occuparsi seriamente di mobilità. Al di là della forte amicizia tra l'ex premier Matteo Renzi (che Gentiloni ovviamente cercherà di mantenere a livello di esecutivo) con l'ad di Fca, Sergio Marchionne, non possiamo dimenticare la stoccata che il confermato ministro Delrio ha riservato all'auto, quando, all'incontro organizzato dall'Unrae lo scorso giugno, l'attesa mano tesa dell'allora governo verso il settore non c'è stata. Anzi, Delrio, nell'occasione, ha precisato che «la città non può essere pensata per l'auto», lasciando di sasso il presidente Unrae, Massimo Nordio, il quale aveva appena sollecitato «provvedimenti sulla mobilità non basati sull'emergenza come i blocchi del traffico o le targhe alterne, ma condivisi e ispirati a una logica di sistema», ricordando l'impegno del settore su «emissioni zero» e «zero incidenti». Visioni, dunque, che non collimano. Intanto il parco auto italiano invecchia e l'auto elettrica non decolla. Fortunatamente il «motore» dell'economia in questo 2016 ha continuato a girare, trainando la produzione industriale. Chissà se i sopracitati e ritrovati ministri se ne sono accorti.