Lazio padrona e... sprecona Inter e Spalletti rimandati

Davanti ai 60mila di San Siro, nerazzurri con poche idee e benzina. La squadra non si scuote. Un pari che fa male

Milano L'Inter chiude l'anno senza botti, ma soprattutto evita il botto. La squadra di Luciano Spalletti si salva contro la Lazio, strappa un punticino che la ridimensiona nella lotta Champions. Dopo il golpe di Roma, arriva il terzo zero a zero con le pretendenti ai primi quattro posti. Ma se i pareggi in casa di Napoli e Juventus avevano il sapore di una mezza vittoria, quello contro i biancocelesti di fronte ai sessantamila di San Siro il penultimo giorno del 2017 è una mezza sconfitta. Infatti la Lazio dà l'impressione di essere più forte dei nerazzurri nell'organizzazione di gioco, nell'identità di squadra e anche nella rosa. Perché Simone Inzaghi dalla sua panchina può pescare a gara in corso Felipe Anderson, Nani e anche Lukaku, gente che per impatto e voglia fa impallidire Joao Mario, Brozovic e Dalbert. I limiti dell'Inter sono emersi in un mese di dicembre da incubo, dopo il pareggio con la Juventus. Un gol, inutile contro l'Udinese, in sei partite compresa la Coppa Italia, è una condanna: seicento minuti per un misero golletto. La spia della benzina nerazzurra è terribilmente rossa: non manca solo la corsa, ma mancano anche le idee.

Neanche la rabbia del derby di Coppa Italia perso malamente, dopo i ko con Udinese e Sassuolo in campionato, scuote l'Inter. L'immagine di tutto questo è Perisic che nei primi dieci minuti sembra voler spaccare il mondo e poi si spegne inesorabilmente insieme a tutta la squadra dopo che il suo destro in area ha sbattuto sui riflessi di Strakosha. Primo segno su un foglio completamente bianco dopo mezz'ora bianco. Conseguenza inevitabile di quando vengono meno le fasce perché pure Candreva vive una sua personalissima giornata negativa, fischiato dai suoi ex tifosi e pescato in uno sputo con insulto dai destinatari non meglio precisati dopo un errore (gesto che però lui nega fosse rivolto al pubblico). Fatto sta, la manovra nerazzurra finisce per sbattere contro un muro che si chiami Pordenone, Sassuolo o nell'occasione di ieri Lazio. In questo momento sembra che per l'Inter sia tutto invalicabile. Icardi a differenza del Sassuolo questa volta non ha nemmeno uno straccio di occasione, a parte una carambola involontaria nel finale. Le cause sono da ricercare, vista la difficoltà sugli esterni, anche nella mancanza di qualità in mezzo al campo, perché Gagliardini e Vecino assicurano solo quantità. Prova a darla Borja Valero, ma non si può chiedere allo spagnolo di cantare e portare la croce che ci prova anche al tiro scheggiando il palo esterno, dopo aver sfiorato l'autogol deviando un cross sulla traversa.

A dare una mano non solo il legno della propria porta, ma anche il Var che ha corretto giustamente una topica dell'arbitro Rocchi, che aveva assegnato il tiro dagli undici metri per un tocco di braccio di Skriniar, ma il pallone era prima carambolato sulla gamba del difensore interista. A graziare i nerazzurri anche Felipe Anderson che da pochi passi ha svirgolato fuori la migliore occasione della partita.

Resta il sapore di una occasione sprecata dalla Lazio per vincere una sorta di spareggio Champions e stavolta Inzaghi non dovrebbe prendersela con la Var come giustamente fatto nel recente passato. L'allenatore biancoceleste parla di «due punti persi». Spalletti ribatte: «Potrei dire la stessa cosa. La mia squadra ha fatto una buonissima gara». Rivedendola magari cambierà il suo giudizio dopo che aveva chiesto ai suoi «di dimostrare che uomini siamo». Su una cosa è convinto: «Firmerei per un girone di ritorno come l'andata». Significherebbe quota 82 punti. Resta il fatto che per centrare l'obiettivo stagionale, la qualificazione alla prossima Champions, servirà ben altro. Anche una mano dal mercato perché questa Inter non può bastare più a se stessa.