Ma l'effetto Indonesia si vedrà solo nel 2014

Il magnate scoprirà le sue carte con gli acquisti di gennaio e le nuove nomine

Finalmente Moratti ha ammesso che qualcosa succederà. Fino a ieri diceva: «Leggo i giornali e scopro che…». Stavolta non si è tirato indietro: «Ci vorrà un mesetto per chiudere...». E per vedere l'Inter cambiare faccia e facce. L'incontro-accordo di Parigi, nonostante la smentita (sull'accordo) del patron, avvia la società ad una nuova storia. Soprattutto legittima il distacco tra il Moratti presidente e il Moratti tifoso. Il tifoso resta, il presidente si defila. Defilarsi non significa scomparire, ma entrare in un cono più ombroso e lasciar spazio ai danari e alla facciona 28 pollici di Erik Thohir. Moratti si è rassegnato a fatica all'idea di vendere l'Inter. Ogni mattina se lo diceva davanti allo specchio e quasi non ci credeva, anche se le carte del passaggio erano già pronte da tempo. Ma le esigenze economiche, la necessità di rendere la società più moderna nel suo assetto manageriale, nel business e nella gestione del marketing, hanno convinto il manager e messo nell'angolo il tifoso. Anche se i dubbi lo inseguiranno ancora a lungo.

Difficile pensare, anzi impossibile, che nel giro di un mese Moratti scompaia, che nel Cda resti il figlio, e qualcun altro della famiglia, e MM si presenti in tribuna allo stadio con la sciarpa al collo e niente più. Moratti ha condotto una battaglia di trincea contro il furbo Thohir, che si è rivelato buon stratega, per avere ancora potere, per ottenere garanzie economiche a largo raggio, per metter mano nelle decisioni che contano, per parlare di mercato e di allenatori. Non sarà più presidente, ma certamente gli verrà riservato un posto con aureola, magari la carica di presidente onorario. Del resto è un po' difficile chiedere ad un compratore, disposto a versare più di 300 milioni e che avrà in mano la maggioranza delle azioni, di far la parte dello sponsor e lasciare la vetrina al patriarca affettivo e affettuoso. Questo cambio di passo e di idea, che Moratti ha avvalorato con le sue dichiarazioni, non esclude che la contropartita al farsi indietro favorisca la possibilità di contare ancora qualcosa nelle vicende pratiche, e soprattutto sportive. Dal punto di vista economico, le perdite nerazzurre parlano contro la bontà della gestione morattiana.

A novembre, e più decisamente a giugno, l'Inter comincerà ad essere trasformata e modellata dall'indonesiano e dai soci che gli faranno compagnia. Entreranno gli uomini nel Cda, i primi passi nelle manovre del business, magari nella comunicazione, poi le questioni tecniche. Thohir fornirà all'Inter le armi per rimettere in sesto il bilancio, non sembra un paperone senza limiti, nemmeno un emiro senza confini al conto in banca. Dunque dovrà fare i conti con le esigenze del tifo e della tradizione dell'Inter. Thohir ha promesso soci pronti ad investire in modo sostanzioso. La campagna acquisti invernale sarà il primo banco di prova. Solo a quel punto l'Inter di Moratti comincerà a scomparire.